Da Vasco e Marra a Ultimo, le recensioni alle uscite della settimana

Gabriele Fazio
Cor Veleno e Tre Allegri Ragazzi Morti 
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Gianni Bismark – “Bravi ragazzi”: Il disco di Gianni Bismark non è solo molto molto bello ma anche molto molto utile per spiegare dei concetti che si fanno sempre più fondamentali riguardo il rap game italiano. Prima di tutto non si può più battere sullo stesso chiodo, servono storie, servono argomenti, servono idee, servono concetti, serve che, papale papale, i brani dicano qualcosa, che dovrebbe essere scontato in realtà, ma non lo è più e non lo è più da tempo. Il che ci porta ad un altro punto: forse sarebbe il caso di ribaltare in maniera significativa ogni definizione perfettamente inquadrata di rap e di cantautorato, una concezione che si deve fare per forza di cose più elastica, altrimenti rischiamo di non capirci niente non solo di quello che sta succedendo ma, cosa assai più grave, di quello che accadrà. È così che si finisce sempre a stare in ritardo sulle cose, non riuscendo ad interpretare i segnali che ci arrivano, a non saper leggere una determinata realtà restando ancorati a preconcetti che, in musica così come nella vita, non fanno altro che fuorviare. “Bravi ragazzi” è il disco di un artista che sta raccontando qualcosa e per farlo decide di utilizzare una tavolozza ricca di colori, di attingere ad ogni possibile declinazione della propria idea di musica, moderna, essendo lui un artista moderno. L’amore raccontato in “Passerà”, accompagnato da Franco126, in maniera così intima, che sa della luce gialla dei lampioni di Trastevere che ti coccolano la notte; “Miti sbagliati”, che ci riporta ai temi della strada, perché è giusto che quella prospettiva non venga mai dispersa, perché è quella la specialità del rap, guardare al mondo dal basso, dalla strada, dalla parte di chi la storia la vive ancor prima di raccontarla; e poi anche l’amicizia in “Dobbiamo andar via”, ma anche in “C’avevo un amico”. Insomma, Gianni Bismark ci disegna il proprio mondo, la propria visione, com’è naturale che sia, vita vera contro i gangster movie ammmericani, cui visione dovrebbero vietare a chiunque sia interessato a fare rap, affinché non si confonda su cosa vuol dire proporsi al mondo come artista e quali responsabilità comporta. Bravissimo.

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