AGI - Se si prosegue con le attuali politiche climatiche, un bambino nato in Europa nel 2025 vivrà per oltre tre anni in più in condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi rispetto a un bambino nato nel 1950. Si tratta di un aumento dell'84% per i neonati di oggi rispetto ai loro nonni. Lo afferma una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters,
La stragrande maggioranza di questo incremento, pari all'86%, è attribuibile ai cambiamenti climatici e non all'aumento della longevità della popolazione.
Il Mediterraneo sarà l'area più colpita
Gli aumenti maggiori sono previsti nella regione del Mediterraneo, già duramente colpita dagli incendi boschivi. In quest'area si prevede che le persone nate nel 2025 saranno esposte a condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi fino a 2,5 volte superiori rispetto a quelle nate nel 1950.
Questo significa che i bambini di oggi potrebbero trascorrere oltre cinque anni aggiuntivi della loro vita in condizioni climatiche che favoriscono la propagazione degli incendi. Lo scenario considerato dallo studio prevede un aumento della temperatura globale di circa 2,6 gradi Celsius entro il 2100, in linea con le attuali politiche climatiche.
Ridurre i combustibili fossili può limitare il rischio
Gli autori evidenziano che una rapida riduzione dell'utilizzo dei combustibili fossili diminuirebbe sensibilmente l'esposizione a condizioni meteorologiche pericolose in tutte le regioni europee.
Per i nati nel 2025, ciò comporterebbe una riduzione media dell'esposizione ai fenomeni favorevoli agli incendi pari a circa 1,3 anni nell'arco della vita in Europa e superiore a due anni nelle aree più colpite dell'Europa meridionale.
Record di incendi e ondate di calore in Europa
Le condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi rappresentano già una sfida crescente per il continente europeo. Nel 2025 gli incendi hanno devastato la più vasta area mai registrata in Europa, superando il milione di ettari bruciati, con Spagna e Portogallo tra i Paesi maggiormente colpiti.
Nello stesso anno, i roghi hanno avuto effetti devastanti anche in Francia, Spagna e Belgio, in gran parte a causa delle ripetute ondate di calore registrate dall'inizio dell'estate. Secondo numerosi studi scientifici, eventi di questa intensità sarebbero stati estremamente improbabili senza il contributo del cambiamento climatico indotto dalle attività umane.
L'allarme degli studiosi sulla giustizia climatica
Per Rosa Pietroiusti, autrice principale dello studio e ricercatrice PhD presso la Vrije Universiteit Brussel (VUB), i risultati mostrano come il livello di rischio affrontato dai bambini di oggi sia profondamente diverso da quello vissuto dalle generazioni precedenti.
«I nostri risultati dimostrano che il livello di rischio incendi che i bambini di oggi dovranno affrontare nel corso della loro vita è radicalmente diverso da quello vissuto dai loro nonni. Un bambino nato oggi in Europa trascorrerà molti anni in più della sua vita in condizioni meteorologiche estreme che favoriscono gli incendi e, in tutta l'area del Mediterraneo, questo fardello è particolarmente pesante», ha affermato la ricercatrice.
Secondo Pietroiusti, le giovani generazioni hanno contribuito in misura minore alla crisi climatica ma ne subiranno le conseguenze più a lungo. Per questo motivo, i movimenti per la giustizia climatica e diverse iniziative legali stanno chiedendo a governi e aziende di adottare politiche più ambiziose per ridurre le emissioni e limitare i futuri rischi climatici.