AGI - Combinando la concentrazione nel sangue della proteina p-tau217 con la presenza della variante genetica APOE4 è possibile stimare con maggiore precisione quando potrebbero comparire i primi sintomi dell'Alzheimer nelle persone ancora prive di disturbi cognitivi. È quanto emerge da un'analisi condotta da Richard Mayeux e colleghi della Columbia University su circa 8.500 partecipanti di differenti gruppi etnici e pubblicata su The Lancet Neurology.
La p-tau217 plasmatica è un biomarcatore associato alla presenza nel cervello delle alterazioni dell'amiloide e della tau caratteristiche della malattia di Alzheimer. Livelli elevati possono essere rilevati anche prima della comparsa dei sintomi, ma secondo i ricercatori la p-tau217, utilizzata da sola, non permette previsioni sufficientemente robuste sul momento in cui inizierà il declino cognitivo. Il gruppo ha quindi combinato questo dato con il genotipo APOE.
Il fattore di rischio APOE4
La variante APOE4 rappresenta il più forte fattore genetico di rischio per la malattia ed è presente in almeno una copia in circa una persona su cinque. L'analisi mostra che, una volta raggiunti livelli elevati di p-tau217, le persone con una o più copie di APOE4 tendevano a sviluppare i primi sintomi nell'arco di circa tre-quattro anni. Per quelle con altre varianti di APOE, l'intervallo stimato era invece di circa cinque-sei anni. Secondo gli autori, le proiezioni sono risultate simili nei diversi gruppi etnici inclusi nell'analisi.
La combinazione dei test
"La combinazione dei test fa davvero la differenza nella capacità predittiva", afferma Mayeux, della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons. La possibile applicazione futura sarebbe individuare il momento più appropriato per iniziare trattamenti preventivi prima della comparsa dei sintomi. Gli stessi ricercatori invitano però alla cautela. Mayeux non raccomanda attualmente questi test alle persone asintomatiche, perché i pazienti senza sintomi non sono oggi candidati ai farmaci con anticorpi monoclonali approvati per l'Alzheimer.
Test per stimare la tempistica
È inoltre in corso uno studio per verificare se questi farmaci possano rallentare la progressione della malattia quando somministrati a persone asintomatiche con p-tau217 elevata. I risultati non dimostrano quindi che sia già possibile prevenire l'Alzheimer iniziando una terapia tre o più anni prima dei sintomi. Forniscono piuttosto uno strumento per stimare la tempistica del possibile declino cognitivo, che potrebbe essere utilizzato per selezionare i partecipanti agli studi clinici e, qualora terapie preventive si dimostrassero efficaci, per stabilire quando iniziarle.