AGI - Alcuni dei segni presenti sulle ossa fossili di dinosauri rinvenute nel Wyoming sono stati con ogni probabilità lasciati dai morsi del Tyrannosaurus rex. E' il risultato di uno studio guidato da Bethania C. T. Siviero della Loma Linda University, pubblicato sulla rivista PLOS One, che fornisce anche un nuovo metodo per distinguere le autentiche tracce di denti dai danni prodotti da malattie, erosione o altri processi avvenuti dopo la morte degli animali. Il lavoro aiuta così i paleontologi a ricostruire con maggiore precisione il comportamento dei grandi predatori del Cretaceo. Le tracce lasciate dai denti sui fossili rappresentano una delle poche prove dirette delle interazioni tra gli animali vissuti milioni di anni fa.
Tuttavia, depressioni, fori e solchi osservati sulle ossa possono avere origini molto diverse e non sempre sono riconducibili ai morsi di un predatore. Per questo motivo i ricercatori hanno sviluppato una guida basata sia su studi precedenti sia sulle nuove osservazioni per identificare con maggiore affidabilità le vere tracce dentarie. Il gruppo ha esaminato oltre 3.000 ossa provenienti dalla Formazione Lance, nel Wyoming nord-orientale, risalenti a un periodo compreso tra 72 e 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. La maggior parte dei reperti apparteneva a Edmontosaurus annectens, un grande dinosauro erbivoro dal caratteristico becco d'anatra.
I denti del T-Rex
Solo dodici ossa presentavano segni attribuibili a possibili morsi. Di queste, quattro mostravano configurazioni particolarmente caratteristiche che, per forma e distanza tra le impronte, risultano compatibili con la dentatura del Tyrannosaurus rex.
Secondo gli autori, altre tracce potrebbero invece essere state prodotte da differenti carnivori contemporanei, compresi altri dinosauri predatori e coccodrilli. Le analisi indicano inoltre che la maggior parte delle ossa non presenta segni di guarigione attorno ai punti danneggiati. Questo suggerisce che i morsi siano stati inferti durante le fasi immediatamente precedenti o successive alla morte degli animali e che le carcasse siano rimaste esposte all'ambiente abbastanza a lungo da essere consumate dagli spazzini prima della sepoltura e della successiva fossilizzazione. Secondo gli autori, distinguere correttamente le vere tracce di denti è fondamentale per interpretare il record fossile.
Alcune depressioni possono infatti essere provocate da patologie articolari, dall'attività di insetti o da processi di alterazione che intervengono dopo la morte dell'animale. "Identificare correttamente depressioni e perforazioni sulle ossa è importante perchè non tutte queste strutture sono segni di denti - spiegano -. Alcune sono causate da malattie, mentre altre derivano da processi post mortem, come l'attività degli insetti o altri fenomeni dovuti all'esposizione delle ossa. Distinguere queste modificazioni è essenziale perchè possono fornire informazioni preziose sia sulle condizioni dell'animale prima della morte sia sui processi che hanno interessato i suoi resti dopo il decesso".
Gli autori sottolineano infine che lo studio dei segni lasciati dai denti rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere il comportamento alimentare dei dinosauri e le relazioni ecologiche tra predatori, prede e spazzini negli ecosistemi del tardo Cretaceo. Il nuovo protocollo potrà contribuire a rendere piu' affidabili le future ricostruzioni paleontologiche basate sulle tracce di morsi conservate nei fossili.