AGI - Una capacità inaspettata, eppure utilissima. I neonati sono in grado di utilizzare la provenienza spaziale dei suoni per isolare una voce d'interesse anche in ambienti rumorosi. Lo dimostra uno studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, condotto dagli scienziati dell'Università di Washington.
Il team, guidato da Farhin Ahmed e Qianxun Zheng, ha monitorato l'attività cerebrale di 53 neonati e 20 adulti esposti a tre diversi contesti acustici: la presenza di una sola voce, una voce disturbata da un rumore proveniente dalla stessa direzione, e una voce disturbata da un rumore proveniente da una direzione diversa. Lo scopo dell'indagine era quello di indagare le origini della capacità di distinguere i suoni di interesse dal rumore. L'analisi ha prodotto esiti di importanti, rilevando che sia i neonati sia gli adulti usano la posizione dei suoni per tracciare la voce d'interesse.
Le differenze tra adulti e neonati
Tuttavia, mentre negli adulti si attiva un'ampia porzione della corteccia cerebrale, nei neonati la risposta cerebrale è molto più circoscritta e focalizzata. Sebbene il cervello dei bambini mostri un'attivazione della corteccia cerebrale più localizzata e limitata rispetto a quella diffusa degli adulti, la capacità fondamentale di sfruttare gli indizi spaziali per filtrare il rumore di fondo è attiva già nei primi mesi di vita. "Nonostante il loro cervello immaturo - afferma Ahmed - i neonati sono comunque in grado di utilizzare gli indizi spaziali fin dalle prime fasi della vita per riuscire a sentire la voce di loro interesse in un ambiente rumoroso".
L'importanza della scoperta e fini dello studio
La scoperta apre importanti strade per comprendere come si sviluppa il sistema uditivo e l'apprendimento del linguaggio. In futuro, concludono gli autori, l'analisi di questi pattern cerebrali infantili potrebbe essere impiegata per diagnosticare precocemente eventuali disturbi dell'udito o difficoltà nello sviluppo del linguaggio, consentendo interventi terapeutici tempestivi.