AGI - Lo squalo elefante, il secondo pesce più grande del mondo, possiede una pelle diversa da quella di qualsiasi altro squalo conosciuto. E' quanto emerge da una ricerca presentata al congresso della Society for Experimental Biology da Mike Schindler, dottorando della City University of Hong Kong nel laboratorio di Mason Dean. Lo studio descrive per la prima volta la forma, le dimensioni e l'organizzazione dei denticoli dermici dello squalo elefante (Cetorhinus maximus), mostrando come questa particolare architettura possa proteggere la pelle consentendole al tempo stesso di allungarsi durante l'enorme apertura della bocca necessaria per alimentarsi filtrando il plancton. I denticoli dermici sono minuscole strutture simili a denti che rivestono la pelle degli squali.
Nella maggior parte delle specie funzionano come una corazza naturale, riducono l'attrito con l'acqua e limitano l'insediamento dei parassiti. Generalmente sono molto piccoli e orientati verso la coda per migliorare l'idrodinamica durante il nuoto. Lo squalo elefante rappresenta invece un'eccezione. "Ci siamo accorti che i suoi denticoli erano cosi' particolari quando abbiamo iniziato a esaminare gli esemplari spiaggiati per studiare le strutture filtranti della bocca", racconta Schindler. "Quando abbiamo toccato la pelle con i guanti, questi si sono rapidamente lacerati, segno che dimensioni e orientamento dei denticoli erano molto diversi da quelli osservati negli altri squali".
La forma insolita
Per comprendere questa anomalia i ricercatori hanno analizzato campioni provenienti da musei utilizzando scansioni laser, microscopia, tomografia computerizzata micro-CT e prove meccaniche sulla pelle. L'impiego di esemplari fisici e digitali ha consentito di studiare una specie rara e minacciata massimizzando le informazioni disponibili. Le analisi mostrano che i denticoli dello squalo elefante raggiungono circa mezzo millimetro di diametro e sono quindi visibili a occhio nudo, mentre quelli delle altre specie richiedono generalmente l'osservazione al microscopio. Anche la loro forma è insolita: invece dei classici uncini appiattiti presentano un aspetto simile a piccole zanne orientate in direzioni apparentemente casuali.
L'elemento più sorprendente riguarda però la loro disposizione. "I denticoli sono raggruppati in strutture che abbiamo chiamato 'paver blocks', blocchi compatti presenti nelle aree della pelle soggette alle maggiori deformazioni", spiega Schindler.
Lo scopo
Visivamente questa organizzazione ricorda la superficie rugosa della pelle di un elefante. Secondo gli autori, questi gruppi di denticoli sono separati da pieghe cutanee prive di rivestimento rigido, una configurazione che potrebbe consentire alla pelle di allungarsi enormemente quando l'animale spalanca la bocca per filtrare grandi quantità d'acqua.
Quando la bocca è chiusa, invece, le "corone" dei denticoli si sovrappongono alle pieghe come le tegole di un tetto, mantenendo la superficie protetta. Il confronto con i fossili di antichi squali elefante suggerisce inoltre che questa particolare architettura della pelle si sia evoluta parallelamente allo sviluppo dell'alimentazione filtrante.
"Pensiamo che, a causa della ridotta velocità di nuoto di questa specie, i denticoli abbiano perso parte della loro funzione idrodinamica e abbiano acquisito un nuovo ruolo, favorendo l'elasticità della pelle e proteggendola dai parassiti nelle zone ripiegate", osserva Schindler. Secondo i ricercatori, questi risultati potrebbero ispirare anche nuovi materiali biomimetici nei quali sia necessario combinare robustezza strutturale e flessibilità direzionale, come tessuti tecnici per lo sport o bendaggi terapeutici.