AGI - Dopo il crollo registrato durante il lockdown del 2020, il numero di bambini e adolescenti che ricevono cure per problemi di salute mentale negli Stati Uniti non solo è tornato ai livelli precedenti alla pandemia, ma li ha superati. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista JAACAP Open e coordinato da Raman Baweja, professore di Psichiatria, Salute comportamentale e Scienze della salute pubblica al Penn State College of Medicine, insieme al senior author James Waxmonsky. L'analisi di circa 13 milioni di cartelle cliniche mostra che l'aumento è stato trainato soprattutto da nuovi pazienti e da un marcato incremento delle prime prescrizioni di farmaci psichiatrici, in particolare tra le ragazze.
Durante la primavera del 2020, con la chiusura delle scuole e le restrizioni legate alla pandemia di Covid-19, il numero di bambini e adolescenti in trattamento per disturbi mentali si era ridotto di oltre la metà.
I ricercatori hanno però osservato che entro il 2022 il ricorso alle cure aveva superato i livelli precedenti alla pandemia. Per comprendere l'evoluzione del fenomeno, il gruppo ha analizzato i dati del database TriNetX U.S. Collaborative Network, che raccoglie informazioni anonimizzate provenienti da 72 sistemi sanitari statunitensi. Lo studio ha seguito i pazienti dal mese di ottobre 2018 fino al dicembre 2022, distinguendo tra chi accedeva per la prima volta ai servizi di salute mentale e chi era già seguito dagli specialisti.
Prime prescrizioni al +35% rispetto al periodo pre-pandemico
I risultati mostrano che le prime prescrizioni di farmaci psichiatrici sono aumentate del 35% rispetto al periodo pre-pandemico, una crescita superiore a quella delle nuove diagnosi psichiatriche (+24%) e dei nuovi percorsi di psicoterapia (+26%). "L'andamento della salute mentale dei giovani era già in peggioramento prima della pandemia, che ha ulteriormente accelerato questa tendenza", spiega Raman Baweja. "Ma l'impatto non è stato uguale per tutti. Alcuni gruppi, soprattutto le ragazze, sono stati colpiti in misura maggiore".
Le ragazze trainano gli antidepressivi
L'incremento più marcato riguarda infatti gli antidepressivi. Tra le bambine di età compresa tra sei e dodici anni le prime prescrizioni sono aumentate del 137%, mentre tra le ragazze dai tredici ai diciotto anni l'aumento è stato del 65%. Estendendo i dati all'intera popolazione statunitense, gli autori stimano che dopo la pandemia circa 40 mila ragazze abbiano iniziato per la prima volta una terapia antidepressiva. Anche i farmaci per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) hanno registrato un aumento, sebbene inferiore rispetto agli antidepressivi.
I bimbi tra i 3 e i 5 anni
L'eccezione riguarda i bambini tra tre e cinque anni, nei quali le nuove prescrizioni di stimolanti sono cresciute del 147%, pur partendo da livelli molto bassi. Secondo Baweja, durante la pandemia molte famiglie potrebbero aver avuto un accesso limitato ai programmi di supporto comportamentale raccomandati come primo trattamento per l'ADHD nei bambini più piccoli, ricorrendo quindi più facilmente alla terapia farmacologica.
Lo studio evidenzia inoltre che le disuguaglianze nell'accesso alle cure tra gruppi etnici e razziali sono rimaste sostanzialmente immutate anche dopo la diffusione della telemedicina. "C'era la speranza che la telemedicina riducesse le storiche disuguaglianze nell'accesso alle cure", osserva Baweja. "Ma l'accesso dipende anche dalla disponibilità di connessione internet, dalle risorse familiari, dagli aspetti culturali e dalla fiducia nel sistema sanitario. è necessario continuare a lavorare perchè tutti i bambini possano ricevere cure tempestive e basate sulle migliori evidenze scientifiche". Gli autori precisano infine che lo studio descrive i cambiamenti osservati tra i giovani che sono effettivamente entrati nel sistema sanitario e non misura direttamente la diffusione dei disturbi mentali nella popolazione generale, poichè molti bambini con difficoltà psicologiche non ricevono nè una diagnosi nè un trattamento.