AGI - "Il benessere degli anziani si costruisce con un cammino che comincia già decenni prima: per massimizzare la salute anche in età avanzata bisogna partire in anticipo e creare una 'riserva' di salute di cui si può usufruire più avanti". Lo dice Maddalena Adorno, scienziata e ricercatrice specializzata in longevità, aging, senescenza e cellule staminali. Esperto presso la Stanford Medical School, dove ha ricoperto anche il ruolo di Principal Investigator per un progetto quadriennale supportato dal NIA (National Institute of Aging) e di docente di Longevity Science (Stanford University Continuing Studies).
"Tre i fattori su cui si può agire con chiarezza - dice l'esperta - preservare la massa muscolare - ottimizzare la capacità cardio respiratoria - limitare lo stress cellulare cronico e l'infiammazione cronica. Nell'ultimo decennio ci sono stati due filoni di ricerca molto promettenti: da un lato un boom di approcci terapeutici per contrastare le malattie degenerative legate all'invecchiamento, e già nei prossimi cinque anni penso che si potranno vedere gli effetti. Dall'altro si stanno testando le terapie (sia farmacologiche che di stile di vita) che hanno un effetto sull'invecchiamento di per sé. Questo ha richiesto di sviluppare nuove metodologie per la quantificazione dell'invecchiamento da un punto di vista sia funzionale che molecolare, perché la mancanza di marcatori misurabili è stata un ostacolo e un collo di bottiglia per molto tempo. Adesso ci sono delle possibili soluzioni. Non sono perfette, ma di sicuro vanno nella direzione giusta".
Di questi temi gli esperti hanno discusso in occasione dell'ultimo Longevity Summit di Milano, evento internazionale che riunisce ogni anno scienziati, premi Nobel, investitori, CEO, policymaker e innovatori per affrontare la longevità come trasformazione sistemica, non solo come tema medico.
Il modello dell'active ageing e il progetto GenAge
Scienza e medicina si stanno concentrando sempre di più sulla ricerca di soluzioni che permettano di rallentare il processo di invecchiamento. Studi su alimentazione, movimento, genetica e gestione dello stress stanno offrendo nuove prospettive per aumentare la durata della vita in salute. Non è un caso che un concetto come invecchiamento attivo, active ageing, sia entrato nel linguaggio comune e sia il modello che persegue l'Organizzazione Mondiale della Sanità: ovvero permettere alle persone di rimanere sane, autonome, socialmente coinvolte e sicure il più a lungo possibile.
Unifarco ad esempio, ha creato, in collaborazione con medici, genetisti e ricercatori internazionali specializzati in geroscienze e senescenza cellulare, GenAge per offrire risposte nel campo della protezione cellulare ProLongevity. Attraverso l'indagine genetica ed epigenetica, integrazione specifica e interventi mirati sui comportamenti quotidiani, il percorso GenAge personalizza l'intervento relativo ai processi di invecchiamento con nutraceutici di precisione e un supporto costante nel miglioramento del proprio stile di vita. Al centro c'è la promozione attiva del benessere, con l'obiettivo di estendere il periodo di vita attiva e in salute.
Il ruolo della farmacia come Longevity Hub e i quattro pilastri
Determinante è il ruolo della farmacia che agisce come una guida scientifica ed evolve in un Longevity Hub: un punto di riferimento per l'ascolto e il programma, vero centro di un team multidisciplinare, coordinato dal farmacista, che vede insieme nutrizionisti, personal trainer e mental coach per garantire una presa in carico completa e trasversale a tutti i pilastri della longevità.
Una sinergia che permette di personalizzare il percorso con un'esperienza guidata verso una longevità sana, dove l'età biologica si slega da quella anagrafica. Un percorso di manutenzione della salute che poggia su quattro pilastri fondamentali che devono agire in sinergia: alimentazione sana, nutrizione bilanciata; allenamento fisico; lavoro interiore, ovvero gestione dello stress e cura dell'equilibrio mentale ed emotivo; infine corretta integrazione, un supporto nutraceutico di precisione per le funzioni biologiche.
La sfida delle malattie cerebrali e l'approccio cellulare
L'incubo per gli over 70 è quello della demenza, dell'Alzheimer, e il sogno è l'antidoto mentre per ora l'unico appiglio potrebbe essere la prevenzione: "Le malattie di degenerazione cerebrale rimangono un settore molto difficile da affrontare - ha aggiunto Adorno - non solo per la complessità del nostro sistema nervoso, ma anche per la mancanza di sistemi preclinici adeguati per sviluppare nuove terapie. A Stanford abbiamo pubblicato un paper sull'Alzheimer qualche anno fa, ma servirà altro lavoro per arrivare a una soluzione clinica o di prevenzione.
Per vedere le cose da un lato positivo, la ricerca in questo campo è in una fase di accelerazione, e vedremo cose adesso impensabili in questo decennio". Nel frattempo, occorre comprendere che l'aging è un fenomeno cellulare e se si vuole intervenire sulla sua evoluzione occorre guardare dentro la cellula. Da qui parte anche l'approccio di GenAge che è nato proprio per offrire risposte concrete ai meccanismi biologici e che, attraverso un percorso basato su step successivi, permette di contrastare l'invecchiamento rendendo la longevità un obiettivo raggiungibile.