AGI - Negli Stati Uniti, un uomo che a causa della sua predisposizione genetica era praticamente certo di sviluppare l’Alzheimer in fase precoce, è riuscito in qualche modo a evitarlo, forse grazie a un’esposizione involontaria al calore mentre lavorava nelle sale macchine di una nave. Il caso si inserisce in un quadro sempre più ampio di studi condotti su esseri umani e altri animali, che suggeriscono come la termoterapia possa proteggere da questa malattia. A dedicare un servizio all’argomento è stato il New Scientist.
La famiglia di Doug Whitney, l’uomo che sembra immune all’Alzheimer, è portatrice di una variante di un gene chiamato Presenilina 2, ereditata da antenati le cui origini risalgono a un piccolo villaggio tedesco del Volga del XVIII secolo. I portatori di questa mutazione, che causa un ripiegamento anomalo delle proteine nel cervello, sviluppano quasi sempre la malattia di Alzheimer tra i 40 e i 50 anni.
Una storia familiare segnata dall’Alzheimer
“La mia famiglia è stata devastata da questa malattia – ha dichiarato Whitney in un comunicato stampa –. Mia madre aveva 13 tra fratelli e sorelle, e 10 sono morti prima di compiere 60 anni. È stata una vera piaga”. Nonostante abbia ereditato la stessa mutazione genetica, Whitney ha superato i 70 anni senza sviluppare gravi problemi di memoria o altri sintomi.
Un caso unico per la comunità scientifica
Ad oggi, è l’unico portatore noto ad essere sfuggito alla malattia per molti anni dopo l’insorgenza prevista. Il caso ha suscitato la curiosità della comunità scientifica. Geoffrey Canet, del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, si è interessato al caso di Whitney dopo una discussione avuta durante una conferenza con Randall Bateman della Washington University di St. Louis.
Il legame tra calore e protezione cerebrale
Alla conferenza, Canet ha presentato la ricerca del suo team sugli effetti benefici della termoterapia sul cervello dei topi. Studi condotti in Finlandia hanno dimostrato che chi frequenta regolarmente la sauna ha il 65% di probabilità in meno di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto a chi la usa solo occasionalmente.
L’esperienza lavorativa nelle sale macchine
Bateman sapeva che Whitney aveva lavorato per 20 anni nelle sale macchine ad altissima temperatura delle navi a vapore, iniziando a soli 18 anni. Le sale macchine possono raggiungere 50 gradi e Whitney vi rimaneva a volte per ore.
Il ruolo delle proteine da shock termico
Probabilmente a causa di questa esposizione al calore, Whitney presenta livelli insolitamente elevati di proteine da shock termico nel suo liquido cerebrospinale. Secondo Canet, questi alti livelli potrebbero aver impedito lo sviluppo dell’Alzheimer regolando la proteina tau.
Tau, amiloide e imaging cerebrale
Gli studi di imaging hanno scoperto che il cervello di Whitney contiene pochissima proteina tau anomala, mentre è ricco di proteina amiloide, anch’essa tipica dell’Alzheimer, ma meno predittiva dei sintomi.
Conferme dagli studi su animali e persone
A sostegno dell’ipotesi, Canet e Emmanuel Planel dell’Università Laval hanno scoperto che mettere i topi in mini-saune aiuta a mantenere intatte le strutture della proteina tau e ne aumenta l’eliminazione dal cervello. Effetti simili sono stati osservati anche nelle persone anziane sane.
Genetica e fattori protettivi
Rebecca Nisbet del Florey Institute in Australia afferma che l’esposizione professionale al calore potrebbe spiegare la resistenza di Whitney, ma anche la genetica potrebbe aver avuto un ruolo. “Sono geni coinvolti nella malattia di Alzheimer”, afferma Nisbet, che conclude: “Penso che la sauna sia una di quelle cose che non possono far male e che potrebbero ridurre il rischio di demenza”.