“Nell’autunno 2023 – riporta Lazzeri – avevamo rilevato la possibile formazione di una nuova coppia, insediatasi tra i territori di due nuclei di lupo già presenti nel Parco. Il maschio era riconoscibile a causa di una zoppia alla zampa anteriore destra. Abbiamo successivamente documentato la riproduzione di questa coppia sia nel 2024, sia nel 2025. Le dimensioni del branco sono molto variabili tra gli anni e tra le stagioni, in relazione alla presenza dei cuccioli, alla mortalità e alla dispersione degli individui giovani. Questi processi segnano regolarmente un aumento del numero di lupi in estate e un successivo calo in autunno-inverno. Per esempio la scorsa primavera, prima della riproduzione, questo branco era composto da quattro-cinque individui, ai quali si sono aggiunti i cuccioli. Tale numero si è successivamente ridotto e il relativo monitoraggio è in corso”.
Nuova ricerca sul lupo nel Parco della Maremma
Nell’ambito della collaborazione scientifica tra Ente Parco Regionale della Maremma e Università di Siena è stata infatti avviata una nuova linea di ricerca dedicata allo studio del lupo e delle sue interazioni con le prede all’interno del Parco attraverso telemetria satellitare. L’attività, fortemente incoraggiata dal Presidente del Parco Simone Rusci e coordinata da Francesco Ferretti dell’Università di Siena, responsabile scientifico del progetto, è stata realizzata anche grazie al supporto del programma PNRR National Biodiversity Future Center – Spoke 3. Il progetto ha previsto sessioni specializzate di cattura finalizzate all’applicazione di radiocollari satellitari su individui di lupo. In questo contesto, il team ha catturato il maschio riproduttore del branco nord che vive nelle zone centro-settentrionali del parco. Questo esemplare, monitorato da tempo, è molto riconoscibile anche per la sua zoppia, presumibilmente associata a una vecchia frattura, motivo per cui è stato soprannominato “lo zoppo”.
La sfida della cattura del lupo dominante
“Il lupo è un animale territoriale – commenta Lazzeri – ed è tra le specie più difficili da catturare: estremamente sospettoso, intelligente e dalle notevoli capacità di apprendimento. I soggetti dominanti, che spesso sono l’obiettivo di queste operazioni, sono i più diffidenti all’interno del branco. Aver marcato il maschio dominante con il radiocollare è sicuramente strategico per le nostre attività di ricerca”.
Espansione territoriale del branco dello zoppo
“Gli elementi raccolti – continua l’esperto – ci hanno portato a concludere che nell’ultimo paio di anni questo branco ha progressivamente esteso il suo raggio d’azione estromettendo in successione gli altri due nuclei: prima quello meridionale, poi quello settentrionale. In particolare, il maschio del branco settentrionale è stato probabilmente ucciso in una disputa tra lupi lo scorso ottobre e, a partire dai giorni successivi alla documentazione di questo evento, il maschio “zoppo” è stato ripreso regolarmente dalle nostre fototrappole in quell’area. Il quadro è pertanto dinamico e ne stiamo monitorando l’evoluzione. Nel complesso, la storia di questo animale, per quello che ne sappiamo, fino a oggi appare segnata da espansioni territoriali e importanti affermazioni successive”.
Tecnologia dei radiocollari satellitari
Per procedere alla marcatura, spiega l’esperto, è fondamentale intervenire rapidamente, assicurando sempre il pieno rispetto del benessere dell’animale e dei protocolli normativi. “I radiocollari satellitari – afferma Lazzeri, direttamente coinvolto nel progetto – forniscono la posizione dell’animale a intervalli programmabili e registrano anche dati di attività grazie a un accelerometro integrato. Dalla sequenza delle localizzazioni possiamo inoltre stimare velocità e modalità di spostamento. Queste informazioni ci permettono di ricostruire con buona precisione l’uso del territorio: aree di caccia, siti di riposo, possibili tane e in generale il comportamento del lupo e del suo branco nel tempo”.
Resistenza e resilienza del lupo zoppo
Nell’ambito dell’indagine, la conoscenza e l’attenzione del gruppo di ricerca sono state fondamentali per procedere alle operazioni. “Conosciamo questo esemplare da molto tempo – sottolinea il ricercatore – la sua zoppia non gli ha impedito di essere il dominante e riprodursi con successo per due anni consecutivi. Osservazioni aneddotiche tramite videotrappole suggeriscono che questo lupo e il suo branco abbiano difeso con successo il territorio anche contro branchi vicini, avendo finora sempre la meglio, suggerendo la notevole resistenza e resilienza di questo lupo e della specie”.
Prossimi passi della ricerca sul lupo
Nei prossimi step, i ricercatori sperano di proseguire le attività di cattura, per ottenere dati anche su altri branchi presenti nel Parco. “Nel prossimo futuro – sostiene Lazzeri – vogliamo integrare i dati del radiocollare quindi uso spaziotemporale del lupo, con quelli raccolti da anni dal mio gruppo di ricerca: analisi dell’alimentazione e fototrappolaggio, per comprendere meglio le interazioni tra le specie nella comunità faunistica del Parco e in particolare l’impatto sulle popolazioni di ungulati selvatici come cinghiali e daini, che sono le prede principali del lupo in questa area”.
Il lupo tra scienza e percezione pubblica
“Il lupo – conclude Lazzeri – è da sempre una specie iconica, capace di polarizzare il dibattito pubblico; proprio per questo finisce spesso per essere oggetto di interpretazioni che vanno oltre la realtà biologica e spesso viene pure politicizzato. Credo molto nel valore della correttezza e dell’oggettività dell’informazione, principi che oggi faticano a trovare spazio. In questo anche il giornalismo avrebbe un ruolo centrale, perché una comunicazione accurata e contestualizzata può contribuire a costruire una percezione più aderente alla realtà, evitando semplificazioni o narrazioni fuorvianti anche se meno accattivanti”.