AGI - Con la terapia ormonale, il cervello di una donna di settant'anni potrebbe conservare la memoria di quanto estrogeno ha ricevuto nel corso della vita. È l'ipotesi che emerge da una ricerca condotta in Svezia su circa 350 donne nate nel 1944. Chi aveva seguito la terapia ormonale durante la menopausa mostrava, alla risonanza magnetica, meno segni di danno ai vasi sanguigni più piccoli del cervello rispetto alle coetanee che non avevano mai preso ormoni.
A guidare lo studio è Giulia Lorenzon, ricercatrice alla Yale University di New Haven dopo un periodo da post-doc al Karolinska Institutet di Stoccolma. Il lavoro si inserisce in un filone che considera la storia riproduttiva femminile, dal primo ciclo alla menopausa, parte integrante della storia clinica. “La storia riproduttiva è una componente importante della salute complessiva delle donne, compresa quella del cervello”, sostiene la ricercatrice.
La terapia ormonale e lo studio
Le partecipanti, tutte senza disturbi di memoria o di ragionamento, appartengono a una coorte di nati nel 1944 seguita dall'Università di Göteborg. Ognuna si è sottoposta a una risonanza magnetica cerebrale e 205 l'hanno ripetuta cinque anni dopo. Alle donne è stato chiesto a che età avessero avuto il primo ciclo e la menopausa, e se avessero mai usato la pillola o una terapia ormonale: quasi tre su quattro avevano preso la pillola, circa sei su dieci gli ormoni in menopausa.
I segni della malattia dei piccoli vasi
Nelle immagini i ricercatori hanno cercato quattro tracce di sofferenza dei piccoli vasi: le macchie chiare nella sostanza bianca, minuscoli esiti di vecchi ictus, microemorragie e l'allargamento degli spazi pieni di liquido che circondano i vasi. Insieme compongono la cosiddetta malattia dei piccoli vasi cerebrali, sempre più associata al declino cognitivo e alla demenza. Circa quattro donne su dieci ne presentavano almeno una.
I risultati osservati
Tenendo conto di istruzione, ipertensione e diabete, chi aveva fatto la terapia ormonale aveva circa il 59% di probabilità in meno di mostrare due o più di questi segni. Nelle donne che avevano usato sia la pillola sia gli ormoni in menopausa la riduzione arrivava al 69%, rispetto a chi non aveva usato né l'una né gli altri, e la sostanza bianca, il tessuto che collega le diverse aree del cervello, risultava la meglio conservata. Un'associazione favorevole è emersa anche con un periodo fertile più lungo.
L'esposizione alla terapia ormonale
“L'esposizione agli ormoni in diverse fasi della vita può avere effetti cumulativi sulla salute cerebrovascolare in età avanzata”, ha spiegato Anna Marseglia, del Karolinska Institute, autrice senior dello studio.
Il ruolo degli estrogeni
L'estrogeno non è soltanto l'ormone della riproduzione. Agisce sui vasi, sulle ossa e sul sistema nervoso, e dopo decenni di oscillazioni i suoi livelli crollano con la menopausa. Secondo Riley Bove, neurologa dell'UCSF Weill Institute for Neurosciences di San Francisco, estranea alla ricerca, parte del beneficio potrebbe passare dal cuore: dopo la menopausa pressione, colesterolo e rischio di diabete tendono a peggiorare, e sono proprio questi fattori a logorare i vasi.
Le possibili spiegazioni biologiche
Lorenzon indica anche un'azione diretta. L'ormone sostiene le cellule che rivestono l'interno dei vasi, regola il flusso sanguigno, frena l'infiammazione e funziona da antiossidante, un ruolo che pesa di più quando gli estrogeni calano e ancora di più dopo una menopausa chirurgica, quando la caduta è improvvisa. C'è poi il sistema linfatico, la rete che ripulisce il cervello dalle scorie: gli spazi perivascolari dilatati visti nelle risonanze potrebbero segnalarne un malfunzionamento. Sono meccanismi osservati nei modelli animali, ancora da verificare nell'uomo, e lo studio svedese non li ha misurati.
Punti di forza e limiti
Bove, autrice di un recente studio su oltre 2.600 donne tra i 70 e gli 80 anni in cui la menopausa precoce era legata a un declino cognitivo più rapido, riconosce i punti di forza del lavoro svedese: due risonanze sulle stesse donne e l'analisi di lesioni specifiche, non della sola perdita di volume cerebrale. Il campione però è piccolo e composto da donne svedesi, sane e istruite, arrivate ai 70 anni senza problemi cognitivi: chi aveva già avuto un declino potrebbe essere rimasta fuori.
I dati mancanti
L'uso di ormoni era riferito dalle partecipanti stesse, senza dati su tipo, dose e tempi della cura, e le seconde risonanze non hanno mostrato differenze nella velocità con cui le lesioni avanzavano, forse perché cinque anni sono troppo pochi.
Associazione e causalità
Soprattutto, si tratta di uno studio osservazionale: registra un'associazione, non dimostra un effetto. “Gli studi osservazionali spesso collegano la terapia ormonale a una migliore salute del cervello, ma negli studi randomizzati controllati quell'effetto non si vede”, osserva Bove. Una spiegazione possibile è che le donne che scelgono gli ormoni siano più in salute già in partenza. I trial disponibili coprono 7-10 anni e servirebbero osservazioni più lunghe per chiarire il quadro.
Le conclusioni delle ricercatrici
La conclusione delle due ricercatrici è netta. La terapia ormonale funziona contro vampate di calore e sudorazioni notturne, ma non ci sono prove sufficienti per usarla allo scopo di proteggere il cervello o prevenire la demenza. Non va bene per tutte: in genere la evita chi ha tumori sensibili agli estrogeni, un alto rischio di trombosi o gravi malattie cardiache. Benefici e rischi dipendono dall'età, dal tempo trascorso dalla menopausa, dalla storia clinica, dal tipo e dalla durata del trattamento, ed è con il proprio medico che va presa la decisione.