AGI - Settembre è tempo di buoni propositi. Come, ad esempio, quello di perdere quei chili di troppo presi in vacanza, o che speravamo di non portare con noi in spiaggia. Ciò nonostante, bisogna fare estrema attenzione. «Il proposito di rimettersi in forma può diventare l'ennesima fonte di stress in un periodo dell’anno già potenzialmente ad alto rischio. Mangiare bene non significa vivere una costante guerra con il cibo». Vincenzo Barretta, psichiatra, direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli e specialista in dipendenze, mette in guardia dal rito dei buoni propositi che ogni settembre accompagna la ripresa del lavoro e della scuola, quando dopo settimane di cene fuori e di eccessi la domanda torna sempre la stessa.
Regimi fortemente restrittivi, eliminazione indiscriminata di intere categorie alimentari, digiuni non appropriati, controllo ossessivo delle calorie e senso di colpa dopo aver mangiato qualcosa di «proibito» non conducono di per sé al benessere. «Il desiderio di recuperare regolarità e movimento è positivo, ma quando si trasforma in un sistema di divieti e di punizioni produce l'effetto opposto», chiarisce lo psichiatra. «Una corretta educazione alimentare aiuta a riconoscere fame e sazietà, piacere e convivialità, qualità e quantità. Anche questo è salute emotiva e comportamentale».
Quando il controllo diventa ossessione
Cosa fare quando questa situazione rischia di diventare ossessione? «Evitare di credere di poter gestire tutto in autonomia è fondamentale. Un nutrizionista, un dietologo e nei casi più complessi un supporto psicologico e psichiatrico possono essere necessari. Prima, però, bisogna essere in grado di comprendere quando stiamo oltrepassando il limite», spiega Barretta. «Fortunatamente, il nostro corpo lancia dei messaggi inequivocabili. Da un punto di vista mentale, invece, è bene fare attenzione a quando i nostri comportamenti alimentari arrivano a incidere sul nostro quotidiano in maniera evidente, al punto da pregiudicare i nostri giorni e la nostra serenità in funzione di cosa si mangi».
Alimentazione e salute del cervello
La buona alimentazione, tra l’altro, ha un impatto fondamentale sulla qualità del cervello in quanto tale, proprio in quanto organo. Un aspetto, ricorda lo psichiatra, spesso sottovalutato. «Prima della bilancia, pensiamo al cervello: il cibo non serve soltanto a fornire calorie, è anche la fonte delle molecole che permettono al sistema nervoso di funzionare», afferma Barretta. «Il cervello è uno degli organi metabolicamente più esigenti dell'organismo e richiede un apporto continuo di energia, acidi grassi, aminoacidi, vitamine e minerali. Quando parliamo di alimentazione pensiamo al colesterolo, alla glicemia, alla pressione, al rischio cardiovascolare. Molto più raramente pensiamo alla produzione di neurotrasmettitori, alla regolazione dell'infiammazione, all'equilibrio del microbiota intestinale».
Le evidenze sulla dieta mediterranea
Su questo terreno la ricerca ha prodotto negli ultimi anni un corpo di evidenze crescente, che il direttore scientifico di Noesis richiama con cauto ottimismo. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha raccolto 104 studi, osservazionali e interventistici, rilevando associazioni complessivamente favorevoli tra dieta mediterranea e diversi indicatori di salute mentale; una meta-analisi di studi randomizzati, sempre del 2025, ha registrato una riduzione dei sintomi depressivi negli adulti sottoposti a interventi basati sullo stesso modello alimentare. Studi che sono destinati ad essere approfonditi nei prossimi anni. «Nessun piatto di verdure cura una depressione, sarebbe una semplificazione pericolosa», precisa Barretta. «Però è vero che l'alimentazione è uno dei fattori che concorrono alla salute del cervello, insieme al sonno, al movimento, alle relazioni, alla gestione dello stress e, quando servono, alle terapie psicologiche e farmacologiche. Non a caso, nel Centro Noesis abbiamo anche elaborato trattamenti per la depressione tutti naturali in cui l’alimentazione gioca il ruolo chiave, e il riscontro che abbiamo avuto è stato assolutamente positivo e incoraggiante».
L'asse intestino-cervello
Fra le direzioni più studiate c'è quella dell'asse intestino-cervello. Il microbiota intestinale interagisce con il metabolismo, con il sistema immunitario e con numerosi processi neurobiologici, e la ricerca sta valutando quanto queste interazioni incidano su umore, stress e funzioni cognitive. «Molte domande restano aperte, ma un elemento è ormai acquisito: cervello e intestino non sono sistemi indipendenti», annota lo psichiatra.
Che cos'è la nutritional psychiatry
Da qui lo sviluppo di un campo interdisciplinare noto nel mondo anglosassone come Nutritional Psychiatry. Non una psichiatria alternativa, sottolinea Barretta, ma un'area di ricerca che indaga se e come gli interventi nutrizionali possano contribuire alla prevenzione e, come trattamento complementare, alla gestione dei disturbi mentali. La American Psychiatric Association ha indicato tra gli approcci alimentari più studiati proprio il modello mediterraneo, mentre alla materia è dedicata una società scientifica internazionale, la International Society for Nutritional Psychiatry Research.
Un nuovo proposito per settembre
Il proposito di settembre, per il direttore scientifico di Noesis, andrebbe quindi riformulato: «Non "devo perdere cinque chili", ma "voglio prendermi meglio cura di me". La salute non è soltanto assenza di malattia e non è un numero sulla bilancia: è capacità di concentrarsi, stabilità emotiva, qualità del sonno, resilienza allo stress, socialità».