Quando il lavoro entra in camera da letto, il rapporto tra stress e disfunzione erettile nei giovani
- Disfunzioni erettili
AGI - "Chi non lavora non fa l'amore" cantava Adriano Celentano, ma a quanto pare anche chi pensa troppo al proprio impiego rischia di andare in bianco.
Secondo le ultime ricerche pubblicate sull'International Journal of Clinical Practice, infatti, lo stress psicologico accumulato sul posto di lavoro è associato a una riduzione della funzione erettile negli uomini tra 22 e 40 anni.
Una relazione che potrebbe coinvolgere l'aumento del cortisolo e la successiva diminuzione dei livelli di testosterone.
In uno studio condotto su 826 uomini con un impiego a tempo pieno, la prevalenza della disfunzione erettile ha raggiunto il 54,37% nel gruppo sottoposto a stress elevato, nel quale le probabilità di presentare il disturbo erano 10 volte maggiori rispetto al gruppo con bassi livelli di stress.
Per valutare lo stress psicologico legato al lavoro, gli studiosi hanno preso in considerazione cinque dimensioni: numero di ore lavorate, autonomia nelle decisioni, sostegno ricevuto dai superiori, rapporti con i colleghi e pressione legata alle prospettive di promozione.
Sono stati inoltre valutati la funzione erettile e i livelli nel sangue di cortisolo, testosterone e altri ormoni.
L'analisi ha mostrato che all'aumentare dello stress lavorativo peggiorava la risposta erettile.
Lo studio ha inoltre esaminato la successione temporale delle variazioni ormonali e della funzione sessuale. L'aumento del cortisolo precedeva di 2-4 settimane la diminuzione del testosterone, mentre i cambiamenti nei livelli di testosterone precedevano di 4-6 settimane il deterioramento della funzione erettile. Secondo i ricercatori, questa sequenza suggerisce l'esistenza di una finestra di intervento compresa tra 6 e 10 settimane.
Non tutte le componenti dello stress lavorativo sembravano però agire nello stesso modo. Le ore di lavoro erano associate a un peggioramento della funzione erettile attraverso l'aumento del cortisolo, mentre il sostegno dei superiori mostrava un effetto protettivo attraverso il mantenimento dei livelli di testosterone. I risultati suggeriscono quindi che il rapporto tra condizioni psicologiche sul lavoro e salute sessuale possa coinvolgere specifici meccanismi di gestione dello stress a livello cerebrale e variazioni ormonali.
"L'integrazione della valutazione dello stress psicologico e dei test ormonali può identificare efficacemente gli individui ad alto rischio di disfunzione erettile psicogena", scrivono gli autori. È inoltre importante sottolineare come la ricerca si sia concentra su una popolazione specifica, composta esclusivamente da uomini giovani, tra 22 e 40 anni, occupati a tempo pieno.
Il lavoro non si è limitato a mettere in relazione genericamente stress professionale e funzione sessuale, ma ha distinto alcune delle diverse componenti dell'ambiente lavorativo e valutato contemporaneamente parametri ormonali. Nello specifico, tra i risultati, il dato relativo alle ore lavorate indica un'associazione con l'aumento del cortisolo e, attraverso questa via, con il deterioramento della funzione erettile.
Al contrario, il supporto da parte del supervisore risulta associato al mantenimento dei livelli di testosterone e a un effetto protettivo sulla funzione erettile. La sequenza temporale osservata dai ricercatori parte dunque dall'aumento del cortisolo, seguito a distanza di alcune settimane dalla diminuzione del testosterone e, successivamente, dal deterioramento della funzione erettile.
Nel complesso, tra il primo cambiamento ormonale e le alterazioni intercorrono, secondo i risultati riportati, tra sei e dieci settimane. Gli autori interpretano questa successione come una possibile finestra nella quale individuare le persone maggiormente a rischio e intervenire prima che si manifestino i disaggi correlati a questa patologia.