AGI - Per alcune donne gli interventi e i trattamenti di chirurgia estetica potrebbero trasformarsi in un comportamento simile a una dipendenza. È quanto emerge da uno studio dell’Università Ebraica di Gerusalemme pubblicato sul Journal of Health Psychology, secondo cui una donna su cinque che si è sottoposta ad almeno una procedura estetica presenta caratteristiche compatibili con un rischio moderato o grave di uso compulsivo dei trattamenti. La ricerca ha coinvolto 1.614 donne israeliane di età compresa tra 25 e 71 anni ed è una delle più ampie finora dedicate agli aspetti psicologici dell’utilizzo ripetuto della medicina estetica.
Chirurgia estetica e dipendenza
Gli autori hanno adattato ai trattamenti estetici i criteri normalmente impiegati per valutare le dipendenze comportamentali e da sostanze, chiedendo alle partecipanti se avessero tentato senza successo di interrompere i trattamenti, se avessero continuato nonostante conseguenze negative o se provassero un forte desiderio di sottoporvisi. Tra le donne che avevano già effettuato procedure estetiche, il 20% ha raggiunto la soglia di rischio moderato-severo di comportamento compulsivo nell’arco della vita, mentre oltre il 15% riferiva sintomi ancora presenti nell’ultimo anno. Considerando l’intero campione, quasi il 9% mostrava segni compatibili con un utilizzo problematico.
I fattori di rischio predominanti
L’analisi individua due fattori di rischio nettamente predominanti: una bassa autostima legata all’immagine corporea e un uso problematico dei social media. La combinazione di questi due elementi aumentava significativamente la probabilità di sviluppare comportamenti compulsivi nei confronti dei trattamenti estetici. Associazioni più deboli sono emerse anche con atteggiamenti meno favorevoli al femminismo, una minore sicurezza nelle relazioni affettive e una percezione più negativa dell’invecchiamento.
Secondo gli autori, il lavoro non sostiene che gli interventi estetici siano di per sé dannosi. Per molte persone rappresentano infatti una scelta consapevole e positiva. Tuttavia, in una quota non trascurabile di casi, il ricorso ripetuto ai trattamenti potrebbe assumere caratteristiche analoghe ad altre dipendenze comportamentali già riconosciute dalla ricerca clinica.
Lo studio arriva mentre il ricorso alla medicina estetica continua a crescere a livello mondiale: tra il 2019 e il 2023 il numero delle procedure è aumentato di circa il 40%. Gli autori invitano comunque alla prudenza nell’interpretazione dei risultati. Trattandosi di uno studio osservazionale trasversale, non è infatti possibile stabilire un rapporto di causa-effetto: resta da chiarire se siano i social media a favorire il comportamento compulsivo, se siano le procedure estetiche a modificare il rapporto con il proprio corpo e con i contenuti online, oppure se entrambe le condizioni derivino da altri fattori psicologici.