AGI - L'immunoterapia basata sul blocco della proteina CTLA-4 stimola l'attivazione dei linfociti B nei linfonodi cervicali, il che produce anticorpi specifici che marchiano le cellule del glioblastoma, consentendo ai macrofagi di localizzarle e distruggerle. Questo incoraggiante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science Immunology, condotto dagli scienziati del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST).
Il team, guidato da Yumin Kim, ha utilizzato un modello murino per valutare i linfociti B nel controllo immunitario dei tumori cerebrali. Il glioblastoma, spiegano gli esperti, è un tumore al cervello estremamente aggressivo e resistente a molte immunoterapie.
La cura sperimentale
Per comprendere come superare questa resistenza, i ricercatori hanno testato la terapia anti-CTLA-4 su topi sani e su topi privi di linfociti B maturi. Negli esemplari sani, la terapia ha ridotto il tumore e allungato la sopravvivenza, mentre in quelli senza linfociti B non ha mostrato efficacia.
L'analisi ha dimostrato che il farmaco promuove la differenziazione dei linfociti T helper follicolari nei linfonodi che drenano il tumore, i quali attivano i linfociti B del centro germinativo. Questi ultimi si espandono e producono anticorpi mirati che spingono i macrofagi a eliminare il glioma.
Le scoperte, commentano gli autori, definiscono un meccanismo dipendente dai linfociti B alla base del controllo del glioma mediato da CTLA-4 e forniscono un quadro concettuale per future strategie terapeutiche contro i tumori.
Saranno necessari ulteriori approfondimenti, commentano gli scienziati, per identificare l'origine esatta di questi anticorpi anti-tumore. Tali conoscenze, concludono i ricercatori, contribuiranno a progettare immunoterapie innovative per combattere i gliomi nell'essere umano.