AGI - "La presente proposta non aspira a essere "la" riforma del calcio italiano. Aspira a essere, con maggiore realismo, un intervento di sistema". È la premessa di un disegno di legge presentato dal Pd a palazzo Madama e visionato dall'Agi che porta la prima firma del capogruppo dem Francesco Boccia ed è sottoscritto da tutti i senatori.
Tra le proposte avanzate c'è la riduzione delle squadre in Serie A e Serie B, paletti più stringenti per la verifica della sostenibilità economica delle formazioni di calcio, un tetto ai compensi ai procuratori sportivi "al 5 per cento della retribuzione annua lorda del calciatore". Investimenti nei vivai, una ripartizione migliore dei diritti tv, vantaggi fiscali per la ristrutturazione degli stadi, "voucher sport" per le famiglie con Isee inferiore a 15.000 euro e misure di sostegno all'integrazione dei minori stranieri residenti, alcune delle altre principali ricette dei dem che, tra l'altro, notano "la clamorosa assenza di seconde generazioni di cittadini nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri nei vivai e nelle Nazionali giovanili di calcio. Un'assenza che non trova riscontro né nelle altre discipline sportive italiane, né nelle altre Nazionali di calcio europee".
"Il confronto fra discipline italiane è evidente - si rimarca nel ddl -: l'atletica leggera azzurra, la pallavolo e la pallacanestro sono Nazionali profondamente integrate, dove le seconde generazioni sono protagoniste e medagliate. Il confronto con le altre Nazionali europee è ancora più netto: la Nazionale francese vincitrice del Mondiale 2018 era composta per oltre il 70 per cento da seconde e terze generazioni, quella belga per circa il 50 per cento, quelle inglese, tedesca e svizzera per quote stabilmente superiori al 30 per cento".
"Le cause - si fa notare - sono prevalentemente due: una barriera economica all'accesso alle scuole calcio, con costi medi di iscrizione che, sommati alle attrezzature e alle spese di trasporto, superano i 1.500 euro, escludendo di fatto le famiglie a basso reddito; e una barriera normativa procedurale", da qui la proposta di inserire "quattro princìpi inderogabili ai regolamenti federali: decentramento dell'istruttoria ai Comitati regionali o provinciali; documentazione limitata a quella prevista per i minori italiani; termine di trenta giorni con silenzio-assenso; divieto di adempimenti ulteriori". L'analisi che fanno i dem nel disegno di legge parte da una fotografia impietosa del calcio italiano nella quale si sottolinea "una crisi dei talenti, dei vivai, delle scuole calcio e dell'integrazione". "La terza consecutiva mancata qualificazione ai Campionati Mondiali (2018, 2022 e 2026) non può essere derubricata a frutto di contingenze episodiche. Essa è piuttosto il portato di un sistema in cui i calciatori italiani under 21 selezionabili giocano appena l'1,9 per cento dei minuti nel campionato di Serie A, collocando l'Italia al 49 posto su 50 nella graduatoria. Dei 284 calciatori che hanno giocato almeno 30 minuti a partita nella Serie A 2025/2026, solo 89 sono italiani, dei quali 10 portieri". Si rimarca inoltre "la crisi del campionato maschile di Serie A che si sostanzia in una crisi del valore competitivo del prodotto. La Serie A non attrae più investitori solidi, né calciatori di livello internazionale nel loro pieno svolgimento di carriera. I dati sono impietosi: 730 milioni di euro di perdite annue, 5,5 miliardi di indebitamento complessivo, 194 esclusioni di società dai campionati professionistici dal 1986, 519 punti di penalizzazione inflitti negli ultimi tredici anni. Sul fronte commerciale, il valore di aggiudicazione dei diritti audiovisivi sul mercato domestico è sceso del 7,5 per cento dal picco 2018-2021, in un periodo in cui la Premier League inglese e la Liga spagnola hanno mantenuto o accresciuto i propri valori; sul mercato estero, tra il 2015 e il 2025 la Serie A ha registrato un incremento poco superiore al 30 per cento, contro il 260 per cento della Premier League e il 160 per cento della Liga".
Necessità di una risposta legislativa
Da qui la necessità di una risposta legislativa. "Le due crisi richiedono risposte radicalmente diverse: per la prima, investimenti strutturali nei vivai sia maschili sia femminili, nelle scuole calcio, negli impianti dei territori, nonché misure di sostegno all'integrazione dei minori stranieri residenti; per la seconda, qualità delle infrastrutture, certezza delle regole per gli investitori e sostenibilità economico-finanziaria delle società".
Le tre direttrici del ddl
Il ddl "si articola su tre direttrici principali: una premialità positiva verso i club che formano e fanno giocare i giovani calciatori e le giovani calciatrici italiane; il rifinanziamento del Fondo per il professionismo negli sport femminili; il finanziamento strutturale del sistema calcio attraverso il contrasto alla pirateria audiovisiva e il rafforzamento del cosiddetto "decreto dignità" in materia di tutela dai fenomeni di dipendenza da gioco d'azzardo".
Diritti televisivi e settori giovanili
Il ddl punta, tra l'altro, ad attualizzare la riforma della cosiddetta "legge Melandri" sui diritti televisivi. Il principale meccanismo redistributivo del calcio italiano "già oggi destina il 5 per cento delle risorse al criterio del minutaggio under 23", l'articolo 2 del ddl porta questa quota al 10 per cento e "la vincola a parametri stringenti: minutaggio effettivo di gioco garantito ai calciatori tra i 15 e i 23 anni nei campionati professionistici; numero di calciatori professionisti provenienti da scuole calcio affiliate; numero di giovani calciatori formati dalla società convocati nelle Nazionali giovanili o nella Nazionale maggiore". "È altresì previsto il vincolo di reinvestimento nei settori giovanili di almeno il 50 per cento delle risorse ricevute ai sensi della nuova quota. La tecnica - si spiega - è quella della premialità positiva: chi forma e fa giocare i giovani italiani guadagna di più". L'articolo 3 del ddl istituisce, presso il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, un Fondo dedicato al potenziamento dei settori giovanili, dell'impiantistica sportiva di base e dell'integrazione dei minori stranieri, alimentato dal 70 per cento dei proventi delle sanzioni Agcom in materia di pirateria audiovisiva.
Struttura degli stadi
Si interviene inoltre sulla struttura impiantistica: il 93 per cento degli stadi di Serie A è di proprietà pubblica (prevalentemente comunale), con un'età media di 61 anni, "in netta controtendenza rispetto al modello inglese, spagnolo e tedesco", l'osservazione.
Credito d'imposta e agevolazioni
L'articolo 5 del ddl prevede un credito d'imposta strutturale del 30 per cento sui costi di ammodernamento, ristrutturazione e riqualificazione riservato agli impianti in concessione di durata residua non inferiore a trenta anni e l'azzeramento dell'imposta sul reddito delle società per le ASD/SSD affiliate alla FIGC e gestori di scuole calcio operanti in aree individuate come Aree Interne, ovvero ricomprese nella Zes.
Voucher sport e istruttori
Si prevede pure l'esonero contributivo per i compensi degli istruttori sportivi, un voucher sport per le famiglie con Isee inferiore a 15.000 euro.
Riforma dei campionati
L'articolo 8 del ddl impegna la Federazione ad adottare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge, "un piano di riforma dei campionati finalizzato: alla riduzione del numero delle società partecipanti ai campionati di Serie A e Serie B in funzione della sostenibilità economica del sistema; al rafforzamento degli indicatori economico-patrimoniali per l'ammissione e la permanenza nei campionati professionistici, una riduzione del 30 per cento delle aliquote contributive pensionistiche per i giovani calciatori subordinati nei settori professionistici formati nei vivai italiani, alle condizioni ivi previste, e un obbligo di copertura assicurativa privata per gli infortuni con massimali minimi protettivi.
Tetto ai procuratori e giustizia federale
L'articolo 10 del ddl fissa il tetto ai compensi ai procuratori sportivi al 5 per cento della retribuzione annua lorda del calciatore, con facoltà per la Federazione di stabilire percentuali inferiori a tutela dei minori. Sono altresì previsti il divieto di compensi su contratti di durata inferiore a sei mesi o su prestiti inferiori a una stagione, l'obbligo di istituire un registro pubblico e l'indipendenza della Procura federale e degli altri organi di giustizia endofederale, il pieno riconoscimento giuridico e contrattuale del professionismo arbitrale di vertice.
Nuovi criteri per i diritti audiovisivi
Dunque, tra le modifiche ai criteri di ripartizione delle risorse derivanti dalla cessione dei diritti di riproduzione audio video del campionato di calcio di Serie A si prevede "che il 10 per cento delle risorse vada alla valorizzazione dei vivai e dei giovani calciatori e delle giovani calciatrici eleggibili per le Nazionali maggiori, maschile e femminile, sulla base di parametri legati al minutaggio effettivo di gioco garantito ai calciatori e alle calciatrici tra i 15 e i 23 anni nei campionati professionistici, sia maschili sia femminili".
Divieto di pubblicità per giochi e scommesse
Infine il ddl impone paletti più stringenti per il divieto di pubblicità di giochi e scommesse, affinché comprenda "ogni forma di comunicazione, diretta o indiretta, anche per il tramite di soggetti terzi quali testimonial, influencer, partner commerciali, siti di informazione, social media e ogni altra forma di promozione, sponsorizzazione o associazione di marca volta a promuovere giochi e scommesse a pagamento".