AGI - È ancora il sostegno militare all'Ucraina la faglia che corre lungo l'asse Pd-M5s e restituisce l'immagine di una coalizione che, al di la' degli sforzi, non riesce ancora a dirsi pienamente unita. "Stanno costruendo una minaccia russa pr convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti": l'eco delle parole del leader M5s alla manifestazione unitaria del centrosinistra, a Napoli, stenta ad attenuarsi, anche perché su quelle parole si innestano ora le polemiche del fronte riformista del Partito Democratico. L'ex premier Paolo Gentiloni, ad esempio, interviene firmando una lunga analisi su Repubblica nella quale afferma senza giri di parole che evocare la diplomazia europea in assenza di aiuti in armi è un esercizio "stucchevole". Per il leader M5s quello in atto è un attacco del 'partito del riarmo' contro un M5s reo di dire la verità su "una folla corsa al riarmo". E, spiegandolo ai suoi, aggiunge che la linea dei progressisti sul questo tema non può essere quella di Fratelli d'Italia". Nonostante questo, le parole di Conte hanno fatto sollevare più di un sopracciglio anche all'interno della maggioranza Pd, quella a trazione schleiniana. Giuseppe Provenzano, che del partito democratico è il responsabile Esteri, a domanda diretta sulle parole di Conte risponde: "Dopo quattro anni di invasione criminale dell'Ucraina, mentre l'Italia scopre la capacita' di penetrazione e interferenza del regime, non è necessario ricorrere all'argomento di uno scontro diretto per cogliere l'entità della minaccia putiniana".
La posta in gioco di Conte e dei 5 stelle
La posta in gioco, non sfugge a nessuno tra i dem, è doppia: da una parte la sfida alla destra. Dall'altra, la corsa alla premiership interna al centrosinistra. Il rischio, viene osservato, è che continuando ad alternare foto unitarie e fughe in avanti sui palchi e sulle pagine di giornale, si finisca per fare un salto indietro al 2022, quando una coalizione frammentata ha aperto le porte di palazzo Chigi a Giorgia Meloni. Su questo, Provenzano vede all'opera "forze distanti e convergenti" ed è per questo che, riaffermando la "scelta unitaria di Schlein", chiede una discussione interna al centrosinistra, "non se la minaccia alla pace esiste, ma come reagire e neutralizzarla". Di "convergenza fra forze distanti" parla anche Gentiloni, ma per segnalare una certa corrispondenza fra la linea del M5s e quella di altri partiti di destra, come la Lega: "Contro gli aiuti militari all'Ucraina e contro la difesa europea si va formando in Italia una convergenza trasversale che si esprime in alcuni voti al Parlamento europeo e prova a incidere, sia pure da posizioni di minoranza, sulle coalizioni di Governo e opposizione". A questo riguardo Gentiloni ricorda che "qualche settimana fa questa convergenza 'ucrainoscettica' si era manifestata contro l'ingresso di Kiev nella Ue, poi si e pronunciata contro l'uso del fondo Safe per la difesa comune europea, e infine contro la presunta demonizzazione di Putin, che verrebbe descritto come molto peggiore di quanto non sia".
Il duro affondo di Sensi e la replica del Movimento
Più esplicito il senatore del Pd, Filippo Sensi, fra i piu' convinti sostenitori della necessita' di supportare militarmente Kiev contro la Russia. La linea dei progressisti, dice, "non puo' essere quella di Vannacci, della Lega, di Afd e Le Pen. Che peraltro coincide con quella dei 5 stelle. Se ne facessero una ragione". Il M5s, intanto, fa muro a difesa del leader e rivendica la sua posizione sul riarmo. "Sono anni che diciamo che l'e'lite riarmista europea non vuole la pace in Ucraina perche' cosi' verrebbe meno la percezione del pericolo russo - che ovviamente in Ucraina e' drammaticamente concreto, non potenziale", spiegano Alessandra Maiorino, Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti, capigruppo nelle commissioni affari esteri e difesa di Senato e Camera. "Conte non ha fatto altro che ribadire questa nostra posizione usando parole chiare e forti che hanno scoperto le carte della narrativa dei riarmisti che quindi si sono rabbiosamente rivoltati contro di lui con l'accusa piu' trita e stupida, quella di essere filo-russo".