AGI - I dati del World Economic Forum segnalano che il tasso di occupazione femminile è inferiore del 20% rispetto a quello maschile. E ancora una differenza di stipendio del 17% tra i due sessi. Statistiche che da sole basterebbero per far comprendere la questione della parità di genere. Però, oltre ai dati, ci sono percezioni, stereotipi e pregiudizi che frenano la piena uguaglianza tra donne e uomini. Questi i temi al centro dell'evento "Parità di genere nell'impresa", che si è svolto ieri al museo Castromediano di Lecce, al quale hanno partecipato tra gli altri Silvia Salis, sindaca di Genova, e Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia. A moderare i lavori, Rita Lofano, direttrice dell'AGI.
"Quando sento un uomo dire che le quote rosa sono inutili sono perplessa. Quando a dirlo sono le donne mi viene la pelle d'oca", ha detto la prima cittadina del capoluogo ligure, facendo poi riferimento alla sua precedente esperienza nella dirigenza sportiva. "Se in quell'ambito non fossero state introdotte le quote di genere le dirigenti sarebbero zero. Però - ha domandato in seguito - chi può fare il presidente di una società sportiva? Chi può dedicare il proprio tempo libero ai figli degli altri? Gli uomini". Tornando ai dati Salis fa riferimento ai "3,3 milioni di inattivi in età da lavoro per motivi familiari in Italia. Non cercano un'occupazione perché hanno altro da fare", per esempio "curarsi della famiglia. Di questi 3,1 milioni sono donne. Quando c'è un tema di cura all'interno della famiglia - ha spiegato - è sempre la donna che non lavora o smette di farlo".
Il divario occupazionale in Puglia
Un ragionamento a cui ha fatto eco il presidente pugliese: "Se andiamo a guardare i dati della nostra Regione ci accorgiamo che su 1,3 milioni di occupati, poco più di 400.000 sono donne. Parliamo di un divario altissimo, più che doppio". Nel passaggio successivo Decaro ha ricordato che "stiamo per festeggiare gli 80 anni del diritto di voto alle donne in Italia. Una possibilità straordinaria che - ha sottolineato - non è stata una concessione. Quella è stata una forma di resistenza da parte delle donne che si sono conquistate quel diritto".