AGI - Da un lato i numeri, dall'altro la politica. Fra questi due poli si muove l'umore dei dem a 24 ore dalle elezioni Comunali e dalla sconfitta di Venezia. I numeri dicono che di 18 capoluoghi di provincia andati al voto, 6 sono andati al ballottaggio e 12 sono al momento assegnati. Di questi 12, cinque sono andati al centrosinistra e 3 al centrodestra. Quattro, e fra questi Salerno ed Enna, ai civici. Dunque, a volerla vedere così, la tornata elettorale è positiva o, comunque, non è del tutto negativa per il Pd e il centrosinistra.
Ma oltre ai numeri, a pesare è la politica. Da questo punto di vista la sconfitta di Venezia pesa, e non poco.
Il peso politico della sconfitta
La prima ragione è il carico che il partito guidato da Elly Schlein ha messo sulle elezioni in Laguna. La stessa segretaria ha chiuso la campagna di Andrea Martella, il candidato del Pd sostenuto da un campo larghissimo al quale mancava solo Azione. Lo ha fatto, Schlein, annunciando che da Venezia sarebbe arrivata la spallata per “mandare a casa Meloni”. Parole che la premier ha ricordato e rispedito, con un post sui social, all'avversaria: “A posto”.
Le difficoltà ammesse dalla segretaria
Al di là delle iperboli da campagna elettorale, la leader dem sapeva che la sfida non sarebbe stata semplice. “In Veneto, a Venezia, sapevamo che non sarebbe stato facile dopo 11 anni di governo della destra”, ammetteva Schlein a urne ormai chiuse, “e l'unità di un'ampia alleanza di centrosinistra non è bastata a vincere”.
L'effetto Veneto e il referendum
Un risultato pesante politicamente perché, come osservavano fonti dem poco prima delle urne, vincendo a Venezia il centrosinistra avrebbe portato a tre le grandi città governate in Veneto rendendo contendibile anche la Regione, governata da 16 anni dalla Lega. Infine, il risultato a Venezia si sarebbe aggiunto in una ideale striscia positiva a quella del referendum.
Così, però, non è andata e adesso nel Partito Democratico in molti si chiedono se la partita per le politiche sia veramente aperta.
La lettura positiva di Schlein
La segretaria dem prova a tenere alto il morale delle truppe: “Nel complesso i dati confermano i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia e in Emilia-Romagna. Così come risultati positivi li stiamo riscontrando in Campania e in Puglia”, faceva di conto Schlein qualche ora dopo che i risultati si erano definiti. Risultati che nell'insieme, “confermano che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche”.
Una coalizione che fatica
Eppure la coalizione a livello nazionale stenta a decollare. Fra i parlamentari di centrosinistra in Transatlantico c'è chi ricorda la grande manifestazione unitaria di cui si era parlato subito dopo la vittoria del No al referendum e che sarebbe servita a lanciare la campagna del programma: “non ne parla più nessuno”.
L'appello del Movimento 5 Stelle
Quel programma, o progetto, che Giuseppe Conte e i suoi continuano a invocare: “Il M5S continua a lavorare per allargare le maglie della partecipazione e definire i programmi in maniera da offrire quanto prima - a livello nazionale - un'alternativa a questo governo che affama gli italiani per investire esclusivamente in armi”, sono state le parole della vicepresidente vicaria con delega ai territori, Paola Taverna, poco dopo il risultato.
Il tavolo mai convocato
Una necessità avvertita anche da Avs e da Riccardo Magi di Più Europa che chiede da tempo un tavolo di coalizione, fin qui mai convocato.
Il confronto con il centrodestra
Una necessità che nasce anche da un dato di fatto: il centrodestra, con tutti i suoi problemi, governa, esprime una chiara leadership e una coalizione che discute, si riunisce, si coordina. Cose che al centrosinistra non riesce di fare.
L'intervento di Fratoianni
“Si tratta di guadagnarsi il consenso degli elettori”, osserva Nicola Fratoianni, “e io lo ripeto ancora una volta: per farlo occorre che la coalizione metta in campo un'anima, un progetto, una proposta e cominci a muoversi nel Paese. È su questo che ancora, obiettivamente registriamo un ritardo”.
La visione di Paese
Un appello rilanciato anche da Ernesto Maria Ruffini: “Il campo largo deve ripartire dall'opposizione ai venti dell'ultradestra che fanno leva sulle emozioni più immediate dell'elettorato, ma per risultare davvero credibile ha anche bisogno di aprire subito un tavolo di confronto chiaro, in cui spiegare al Paese quale sia la sua visione e cosa intenda concretamente fare. Prima ancora di un programma di governo, si deve avere chiara la visione di Paese”.