AGI - Giancarlo Giorgetti, in "divisa di ordinanza", ovvero la cravatta verde, ricorda "il Bobo", in occasione della presentazione oggi alla Camera del volume "Roberto Maroni - Discorsi politici e parlamentari". Il ministro dell'Economia, per far capire chi era Roberto Maroni, scomparso nel 2022, cita alcuni episodi a cavallo tra politica e dimensione personale.
Il primo incontro con Roberto Maroni
Giorgetti inizia proprio partendo dal primo incontro tra lui e Maroni, anzi tra lui e "il Bobo": "Non era una sede politica ma la festa del mio piccolo paese, Cazzago Brabbia, che ha lo stesso numero di abitanti del paese di Bobo Maroni, che non è Varese ma Lozza".
"Suonavano i 'Distretto 51', band rock di riferimento in cui Maroni suonava. In un'altra circostanza lo incontrai a Buguggiate, altro piccolo paese: il decanato organizza incontri politici e in quell'anno invitano clamorosamente anche la Lega che nasceva, e arrivano 4-5 giovani che sfidano l'ignoto e vanno all'incontro e arriva il segretario provinciale che era Maroni con un impermeabile improbabile".
"Terza dimensione, per farvi capire l'humus culturale: qualche anno dopo da casa mia vado a messa e c'è una corsa podistica, arrivo in piazza e c'è il banchetto dove danno il tè. Lì una signora in tuta mi si avvicina e mi abbraccia e dice 'sono la mamma del Maroni'... e lui era già ministro.
"Cerniera tra politica e istituzioni"
"Per farvi capire da dove nasce la Lega, da dove nasce Maroni, da che valori popolari e popolani nasce la storia del movimento in cui mi riconosco" e Maroni ha rappresentato "una cerniera tra politica e istituzioni che si costruisce sulla credibilità e autorevolezza, riconosciutagli soprattutto dagli avversari politici, un interlocutore privilegiato", spiega il ministro dell'Economia.
"Un’intelligenza che aveva un indicatore ineccepibile ovvero l'ironia, la capacità di sdrammatizzare e cogliere anche gli elementi più difficili con questa caratteristica, un modo di far politica, il cosiddetto 'diritto ambrosiano' che mi è sempre piaciuta, il pragmatismo con grandi ideali ma concretamente declinata in una azione politica volta al raggiungimento del risultato", racconta ancora Giorgetti.
Il governo della Padania
"Ci sono tanti momenti in cui serve freddezza, lucidità e capacità di analisi, la politica - spiega Giorgetti - un gioco degli scacchi e la differenza tra uno molto bravo e uno no è capire le conseguenze delle tue decisioni e questo è ciò che mi è rimasto dei momenti difficili di scelta con lui, ad esempio quando usciamo faticosamente dalla crisi degli scandali legati alla vicenda fondi, Maroni non si sottrasse alla responsabilità, come Bossi nel '96 quando lancia il governo della Padania e individua il capo di liberazione della Padania proprio in Maroni, il meno estremista degli scissionisti, una scelta che dà credibilità politica a una cosa totalmente immaginaria".
Per il ministro dell'Economia "questo dimostra la statura e capacità del Bobo. Secondo me non era esattamente nelle sue corde fare il segretario ma serviva in quel momento storico".
Il passaggio di consegne a Salvini
Infine Giorgetti ricorda il 'passaggio di consegne' alla guida della Lega, quando il ruolo di segretario toccò a Salvini, anche lui presente alla presentazione del volume su Maroni: "un giorno, a una festa locale di partito, gli ho detto 'è il momento che troviamo qualcun altro che sappia interpretare il nuovo modo di concepire la politica' e fu individuato Salvini, che sapeva interpretare la nuova fase e le nuove sensibilità".
Salvini, "Maroni un maestro"
C'è poi il ricordo di Matteo Salvini: "Se i tre quarti delle persone oggi sono qui è grazie o per colpa di quella coppia, Bossi e Maroni, che ci hanno cambiato la vita, un binomio fantastico e irripetibile. Maroni un maestro".
Diversi gli episodi e aneddoti citati dal segretario della Lega e vicepremier, per ricordare 'Bobo', soprattutto legati al parallelo tra la storia di Maroni e la sua. E se prima è stato ricordato che Maroni fu scelto da Bossi al vertice del Parlamento padano, "io fui scelto come capogruppo dei comunisti padani... e ogni tanto a proposito di chi sta vicino al popolo da parlamentare della Padania andavo col treno a rispondere al telefono di chi chiamava...", dice Salvini.
E ancora: "i barbari sognanti, che ha contraddistinto un periodo frizzante grazie al quale siamo qui oggi, grazie alla fatica e al lavoro" di Bossi e Maroni "la Lega ha 500 sindaci, ma la differenza rispetto alla Lega del '92 è che oggi la Lega ha oltre al sindaco di Gallarate anche sindaci al Sud. Ricordo che Maroni puntò sui giovani, io ero in felpa e un tal Maroni indicò un tizio che passeggiava come possibile futuro segretario, scegliere uno con meno di 40 anni come capo del partito è una scelta folle, come indicare dopo Zaia un governatore giovane è abbastanza impegnativo...", rivendica Salvini riferendosi a Stefani in Veneto.
"Maroni ha cominciato al liceo come me, e ricordo il risotto giallo con l'ossobuco a parlare di Lega e a parlare di Milan, l'altra grande passione di Maroni...". Quindi Salvini legge un sms sul telefonino che si scambiò con Maroni sul referendum per l'autonomia al nord "e lui mi mando un articolo dal titolo 'Maroni: la linea Salvini di portare la Lega al sud non è in contraddizione. Non si ammaina nessuna bandiera', ed era il 2017. Come nel 2019 mi disse avanti premierato. La sua è una storia di incredibile coerenza. La cosa che rimpiangeva e che ci accomuna in tanti, è il tempo tolto alla famiglia. Siamo qua non a rimpiangere ma a ricordare le cose belle e gli scazzi e i vaffa, poi ricuciti, ne è valsa la pena, sono orgoglioso di aver incontrato sulla mia strada un uomo eccezionale come Maroni", conclude.