AGI - Passa a maggioranza, in commissione Giustizia al Senato, il ddl Bongiorno sulla violenza sessuale. Dodici voti a favore e dieci contrari permettono alle forze che sostengono il governo di adottarlo come testo base. Ma sul provvedimento che ruota sul "dissenso" della vittima - e non sul suo mancato "consenso" - è di nuovo scontro.
Le opposizioni infatti attaccano nel merito norme che, accusano, "fanno fare passi indietro sulla tutela delle donne vittime di violenza", ma il nodo politico resta anche su un altro piano, dopo che alla Camera l'ok al ddl era arrivato all'unanimità: "è stato tradito il patto fra le due leader", Giorgia Meloni e Elly Schlein, siglato a Montecitorio, è infatti il j'accuse delle opposizioni, che Giulia Bongiorno, presidente della Commissione e relatrice del testo, respinge al mittente.
Il patto tradito sul consenso
"Quel voto unanime alla Camera non fu un incidente parlamentare: fu il frutto di una intesa politica esplicita, costruita a Montecitorio, che vedeva la Presidenza del Consiglio assumere l'impegno di non arretrare sul principio del consenso, riconoscendo che su un tema come la violenza di genere lo Stato deve parlare con una sola voce", dice il capogruppo Pd a Palazzo Madama, Francesco Boccia, prendendo parte a una seduta in Commissione in cui non sono mancati toni accesi. "Una sorta di stretta di mano ideale - ha detto ancora Boccia - tra maggioranza e opposizione, che aveva un significato profondo: dire alle donne che la loro parola conta, che il loro 'no' è sufficiente, che non spetta a loro dimostrare di aver resistito, urlato, reagito. Arrivato il provvedimento al Senato, quel patto è stato consapevolmente rotto".
Le accuse delle opposizioni
"La presidente Bongiorno non si è attenuta alle intese che avevamo raggiunto: eravamo quasi giunti a un testo condiviso e invece lei ha presentato un testo che stravolge tutto", sottolinea Ada Lopreiato per M5s. Per Ilaria Cucchi (Avs), "la destra difende la cultura patriarcale colpendo le donne e indebolendo la lotta contro la violenza di genere. Ancora una volta la destra fa propaganda sulla pelle delle donne, sui nostri corpi. Il consenso non si negozia, non si annacqua, non si cancella. Senza consenso è stupro. Non staremo in silenzio a guardare i giochetti della destra. Sarà battaglia nelle piazze e in Parlamento per i diritti, la libertà e l'autodeterminazione delle donne. Tutelare le donne significa tutelare la qualità della nostra democrazia", annuncia.
La replica di Giulia Bongiorno
Le minoranze, intanto, chiedono e ottengono nuove audizioni, vogliono che non si proceda più con il percorso speciale della sede redigente che accelera i tempi in Aula, ma si ritorni alla fase referente per poter approfondire l'esame delle norme. Bongiorno vota per l'approvazione del suo testo in commissione e rivendica le sue scelte giuridiche e politiche: "Posso dire in maniera chiara e categorica che il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna patto stra-rispettato. E secondo me, questo testo fa un passo avanti rispetto a quello della Camera".
E ancora: "Qui nessuno vuole insabbiare il ddl sulla violenza sessuale. Io volevo andare avanti ma siccome credo che se si riuscisse a capire che mettiamo al centro la donna, la volontà della donna e che se si raggiungesse un accordo sarebbe bene per tutti, allora vediamo se un ciclo di audizioni aiuta", aggiunge. "L'obiettivo è fare un buon testo, il secondo obiettivo è vedere di trovare un accordo, il terzo è non allungare troppo i tempi ma questo non lo metterei prima degli altri due". E sulle voci di un confronto riservato con Salvini o con Meloni prima di depositare il testo, replica: "Non credo sia corretto parlare delle interlocuzioni all'interno della maggioranza. Ho letto che molti dicono che ho parlato con Salvini. Con Salvini credo di non aver mai parlato di questo testo. Credo di aver letto una sua dichiarazione in cui diceva di essere contrariassimo all'abbassamento delle pene. Avrò avuto una brevissima interlocuzione. La maggior parte delle persone con cui ho parlato sono state la senatrice Stafani, fondamentale in questo percorso, il gruppo FdI, e ho tentato di parlare con i gruppi di opposizione".