AGI - La cooperazione italiana ha quasi raddoppiato il numero dei Paesi africani prioritari, passati da 12 a 23, mentre per la prima volta l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha impiegato il 100 per cento delle risorse destinate agli interventi, utilizzando anche fondi rimasti disponibili dagli anni precedenti.
Sono alcuni dei risultati illustrati dal viceministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, nel corso dell’audizione sul Piano Mattei tenuta oggi, 27 ottobre, davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato.
“Mi sono concentrato sul valore aggiunto che la cooperazione italiana ha apportato al Piano. Ho lavorato molto per farla diventare attore di primaria importanza e penso di esserci riuscito”, ha dichiarato Cirielli, definendo la cooperazione italiana “una fucina di idee e opportunità concrete, con un impatto reale sul territorio”.
Apertura di nuove sedi Aics in Costa d’Avorio e Uganda
Secondo il viceministro, l’Italia si è mossa in controtendenza rispetto ad altri partner, rafforzando la propria presenza sul continente africano. A consolidare l’impegno ha contribuito anche l’apertura di nuove sedi Aics in Costa d’Avorio e Uganda e il coinvolgimento di ulteriori soggetti, dalle piccole e medie imprese alla società civile, fino alle Regioni, per le quali il ministero degli Esteri dal 2025 stanzia 40 milioni di euro l’anno.
Tra i settori prioritari del Piano figurano l’accesso all’acqua, la salute, la formazione e l’agricoltura. L’obiettivo, ha sottolineato Cirielli, è rispondere alle richieste dei partner africani e sviluppare interventi coerenti con i piani di sviluppo dei singoli Paesi. In questa prospettiva, ha aggiunto, un ruolo centrale spetta al trasferimento di competenze e al sostegno delle classi dirigenti africane, anche nella gestione delle finanze pubbliche.
Rafforzare i sistemi sanitari e la prevenzione nei paesi africani
Sul fronte sanitario, il viceministro ha richiamato le iniziative di collaborazione con il ministro della Salute, Orazio Schillaci, citando gli interventi nella Repubblica del Congo e in Mauritania e progetti in Costa d’Avorio, Mozambico e Tanzania. L’approccio, ha spiegato, punta a rafforzare i sistemi sanitari e la prevenzione, favorendo al contempo la formazione del personale e la condivisione delle competenze.
Un altro ambito di intervento riguarda il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali. “Grazie al Piano Mattei l’Italia sta rafforzando il suo ruolo di hub dell’Onu”, ha dichiarato Cirielli, ricordando la collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), la Fao e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido), anche nell’ambito di iniziative legate al settore del caffè.
Il Piano Mattei sta anche favorendo un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni internazionali nelle iniziative di cooperazione con i Paesi africani, ha detto Cirielli, convinto che questa linea d’azione stia “contribuendo a rafforzare il ruolo di Roma come polo delle Nazioni Unite”. Tra gli organismi coinvolti, il viceministro ha citato il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido), ma anche il trasferimento da New York a Roma di alcune attività del Fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo dei capitali (Uncdf).
“Stiamo discutendo di come rafforzare le sinergie”, ha detto, sottolineando inoltre come il governo si stia avvalendo non solo di realtà strutturato come la Fao e l’Ifad, “ma anche di strutture più piccole” come il Ciheam di Bari o il Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali (Iccrom).
Rafforzamento delle infrastrutture africane
Attraverso il Piano Mattei l’Italia sta permettendo alle sue aziende di partecipare al rafforzamento delle infrastrutture africane, ha proseguito, citando come prova di questo risultato la recente gara d’appalto in Zambia per il Corridoio di Lobito, vinta da un consorzio guidato da Webuild.
Cirielli ha elogiato quella che ha definito una “azione di sistema”, sottolineando che le iniziative del Piano “nascono da precise richieste da parte africana”, nel quadro di un approccio metodologico che “vuol essere in linea con i piani di sviluppo dei paesi coinvolti”.
Infine, Cirielli ha richiamato il tema del debito, che continua a pesare sulle finanze di numerosi Paesi africani. Nell’ambito del Piano Mattei, l’Italia è impegnata nella conversione del debito bilaterale dei Paesi partecipanti per un ammontare complessivo di 270 milioni di euro. L’obiettivo, ha spiegato, è “creare condizioni finanziarie sostenibili e generare un effetto moltiplicatore degli investimenti nei Paesi africani interessati”.
Nel quadro dei progressi del Piano, il viceministro ha infine ricordato il rafforzamento del dialogo con i partner africani e l’interesse manifestato anche da interlocutori al di fuori del continente, tra cui le monarchie del Golfo, la Corea del Sud e il Sudafrica. Un’attenzione che, nella lettura di Cirielli, conferma la crescente dimensione internazionale dell’iniziativa italiana.