La presenza italiana, organizzata intorno a un Italian Innovation Hub, riflette un’ambizione che va oltre la semplice promozione commerciale: costruire reti tra capitali, tecnologie e competenze delle due sponde del Mediterraneo.
Tunisi accelera sulla trasformazione digitale
Inaugurata alla Città della cultura dal ministro tunisino delle Tecnologie della comunicazione, Sofiene Hemissi, alla presenza dell’ambasciatore d’Italia Alessandro Prunas, la manifestazione arriva mentre Tunisi cerca di accelerare la transizione verso un’economia maggiormente fondata sulla produzione di tecnologie.
Il governo ha inserito digitalizzazione, intelligenza artificiale e innovazione tra gli assi centrali del piano di sviluppo 2026-2030 e prepara, per lo stesso periodo, una strategia nazionale dedicata all’IA.
Per Hemissi, la sfida è passare da un Paese prevalentemente consumatore di tecnologia a uno capace di “svilupparla, produrla e commercializzarla”.
La Tunisia dispone di una base non marginale: il ministro rivendica competenze riconosciute a livello internazionale nell’ingegneria, nello sviluppo software e nella ricerca scientifica, mentre oltre 1.500 imprese hanno già ottenuto il marchio previsto dallo Startup Act.
L’Italian Innovation Hub al centro della presenza italiana
È proprio questa combinazione di capitale umano, vicinanza geografica e competitività ad attirare l’Italia.
L’Italian Innovation Hub mette insieme soggetti molto diversi: Lab Innova for Africa – Luca Attanasio, Terna Innovation Zone, InnovUp, Fintech District, Italian Business Angels Network, ma anche Camera tuniso-italiana di commercio, Cies e Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.
Si intrecciano quindi sostegno alle startup, capitale di rischio, formazione, cooperazione pubblica e innovazione industriale.
La Tunisia come piattaforma verso l’Africa
Il valore strategico sta proprio in questa pluralità. Per l’Italia, la Tunisia può diventare non soltanto un mercato vicino, ma una piattaforma sulla quale sperimentare partnership tecnologiche potenzialmente estendibili ad altre economie africane.
Per Tunisi, l’accesso a investitori, imprese e reti europee può contribuire a trattenere più valore nel Paese, offrendo al tempo stesso nuovi sbocchi a ingegneri e imprenditori locali.
Big Tech Africa punta a diventare una piattaforma panafricana
La competizione, però, va ben oltre il rapporto bilaterale. Big Tech Africa punta a consolidarsi come piattaforma panafricana, con oltre 4 mila partecipanti, più di cento esperti e relatori, oltre 40 investitori internazionali e più di mille incontri tra imprese previsti.
Al centro non ci sono soltanto IA e cloud, ma anche sovranità digitale, servizi pubblici, cybersicurezza e innovazione industriale.
Hemissi ha invitato a superare la frammentazione delle strategie nazionali costruendo partenariati tra governi, università, imprese, centri di ricerca e istituzioni finanziarie.
Una nuova dimensione della presenza italiana in Africa
È anche su questo terreno che si misura oggi la presenza italiana in Africa: non soltanto sulla capacità di esportare tecnologie, ma sulla possibilità di entrare in ecosistemi locali capaci di produrre innovazione, imprese e competenze.
A Tunisi, questa ambizione comincia a prendere la forma di una rete.