AGI - L'Algeria vuole fare dell'agricoltura uno dei grandi cantieri della propria sovranità economica, mentre l'Italia prova a inserirvi le proprie imprese non più soltanto come fornitori di macchinari. Ad Algeri, l'incontro tra tredici aziende italiane e circa 90 operatori algerini ha messo in evidenza un'evoluzione più ampia del rapporto bilaterale: passare da una relazione ancora fortemente dominata dall'energia a cooperazioni produttive basate su tecnologia, trasformazione locale e sviluppo di filiere agroindustriali.
L'Italia è il primo cliente dell'Algeria e il suo secondo fornitore
La posta in gioco è rilevante. L'Italia è il primo cliente dell'Algeria e il suo secondo fornitore, ma la struttura degli scambi resta fortemente asimmetrica. Nel 2025 l'interscambio ha raggiunto circa 14,9 miliardi di dollari, mentre il 96,7 per cento delle esportazioni algerine verso l'Italia era ancora costituito da combustibili e prodotti energetici.
Le esportazioni italiane sono invece molto più diversificate e concentrate soprattutto su beni strumentali, macchinari e tecnologie industriali. L'agricoltura offre quindi un terreno naturale per ampliare questo modello. Il settore rappresenta circa il 14 per cento del Pil algerino, impiega oltre 2,7 milioni di persone e conta circa 1,3 milioni di aziende agricole.
L'Algeria coprirebbe oggi circa il 73 per cento del proprio fabbisogno agricolo, ma utilizza solo una parte del potenziale disponibile: circa 8,6 milioni di ettari su una superficie agricola complessiva stimata in 44 milioni.
La priorità è ora aumentare la produttività
La priorità è ora aumentare la produttività. Le autorità individuano ancora diversi punti deboli: rese limitate per alcune colture strategiche, meccanizzazione incompleta, perdite post-raccolta, capacità di stoccaggio insufficienti e necessità di migliorare le sementi. La risposta passa dall'irrigazione a risparmio idrico, dall'agricoltura di precisione, dai droni, dal telerilevamento, dall'intelligenza artificiale e dalla modernizzazione dell'intero ciclo produttivo.
Lo stoccaggio rappresenta un altro grande cantiere. Algeri punta a portare la capacità nazionale da quattro a nove milioni di tonnellate attraverso un programma che combina silos strategici, centri di prossimità e nuove strutture metalliche.
Parallelamente, l'impresa pubblica AGRODRIVE dovrà costituire un parco nazionale di macchinari accessibile ad agricoltori e investitori, trasformando la meccanizzazione in un servizio disponibile su larga scala anziché in un investimento individuale oneroso.
Mercato in espansione per l'industria italiana
Per l'industria italiana, il mercato è già in espansione. Le importazioni algerine di beni strumentali agricoli dall'Italia sono passate da 34,4 a 49,5 milioni di dollari tra il 2024 e il 2025. Ma l'ambizione principale va oltre la vendita di attrezzature.
Il progetto di Bonifiche Ferraresi a Timimoun rappresenta l'esempio più avanzato. L'investimento, stimato in 420 milioni di euro, riguarda circa 36 mila ettari destinati a cereali, legumi e colture oleaginose, con infrastrutture per trasformazione, stoccaggio e irrigazione. Sono previsti oltre 6.700 posti di lavoro diretti e indiretti.
È questo il modello che Roma e Algeri cercano ora di ampliare: integrare macchinari, acqua, tecnologie, trasformazione e know-how per creare più valore sul territorio. In questa prospettiva, l'agricoltura diventa meno un comparto isolato che un banco di prova della capacità dei due Paesi di trasformare una relazione commerciale tradizionale in una cooperazione industriale di lungo periodo.