AGI - Il gruppo agroindustriale italiano Bonifiche Ferraresi (Bf) è in trattative con il governo della Mauritania per sviluppare un vasto progetto agricolo nella regione sud-occidentale di Brakna. Una nuova operazione che testimonia l’espansione del gruppo in Africa e il suo ruolo crescente nell’attuazione del Piano Mattei. Il progetto dovrebbe essere sviluppato in collaborazione con la Société nationale de développement rural (Sonader), l'agenzia governativa per lo sviluppo rurale, e potrebbe riguardare la messa a coltura di una superficie compresa tra 10 mila e 20 mila ettari.
Previste diverse colture, tra cui grano, riso e prodotti orticoli
Il programma prevede in particolare la costruzione di un nuovo canale nei pressi di Boghé, con l’obiettivo di rafforzare le capacità di irrigazione dell’area. Sono previste diverse colture, tra cui grano, riso e prodotti orticoli, oltre alla produzione di sementi. I dettagli relativi al finanziamento, al costo complessivo dell’operazione e al calendario dei lavori non sono tuttavia ancora stati resi noti.
Secondo le prime informazioni disponibili, Bf potrebbe farsi carico di una parte del finanziamento, mentre il contributo della Mauritania beneficerebbe del sostegno della cooperazione italiana.
Il progetto rientra nella dinamica di avvicinamento tra Italia e Africa
Al di là della componente agricola, il progetto mauritano si inserisce in una più ampia dinamica di avvicinamento economico tra Italia e Africa. La Mauritania è entrata nel gennaio 2025 nella lista dei Paesi partner del Piano Mattei per l’Africa, insieme, tra gli altri, ad Angola, Ghana, Tanzania e Senegal. Agricoltura e sicurezza alimentare figurano tra le priorità della strategia italiana, che punta anche a favorire la presenza e gli investimenti delle imprese italiane nel continente. Bf è oggi uno dei gruppi meglio posizionati per rappresentare questa dimensione economica del Piano Mattei.
Un modello che combina irrigazione, meccanizzazione e formazione
Negli ultimi anni l’azienda ha moltiplicato accordi e progetti agricoli in Africa, adottando un modello che generalmente combina grandi superfici, irrigazione, meccanizzazione, formazione e, in prospettiva, trasformazione delle produzioni. Uno dei progetti più importanti è stato avviato in Algeria, dove nel luglio 2024 Bf ha dato il via a un programma agroindustriale di 36 mila ettari a Timimoun, nel sud del Paese, in collaborazione con il Fonds national d’investissement algerino.
Il progetto combina la produzione di grano e leguminose con sistemi di irrigazione, stoccaggio e trasformazione. L’operazione era stata direttamente collegata al Piano Mattei dalle autorità italiane. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, presente alla firma dell’accordo, aveva definito l’intesa il primo segnale concreto dell’impegno italiano in Africa nell’ambito del Piano. Una prima campagna di grano è stata avviata a Timimoun a maggio di quest'anno su una superficie di 1.600 ettari, dando al progetto una prima dimensione operativa.
Sviluppo di una tenuta agricola in Ghana
L’espansione africana di BF non si limita tuttavia all’Algeria. In Ghana, il gruppo ha iniziato nell’agosto 2024 lo sviluppo di una tenuta agricola di 5 mila ettari ad Aveyime-Battor, nella regione del Volta. L’investimento annunciato ammonta a circa 90 milioni di euro. In Senegal, Bf ha firmato nell’aprile 2025 un protocollo d’intesa per lo sviluppo di 10 mila ettari nel comune di Kaour. Il programma prevede, tra le altre cose, la coltivazione di riso, mais, grano e palma da olio, oltre a una componente dedicata alla formazione degli agricoltori.
Nello stesso mese, il gruppo ha raggiunto un accordo con le autorità della Repubblica del Congo per lo sviluppo di una tenuta agricola di 10 mila ettari a Dolisie. Il progetto punta in particolare all’introduzione di nuove tecnologie agricole, al rafforzamento della formazione e della ricerca e alla creazione di posti di lavoro.
Una convenzione di investimento in Costa d'Avorio
Più recentemente, nel settembre 2025, Bf ha firmato in Costa d’Avorio una convenzione di investimento da 134 milioni di euro per sviluppare una fattoria pilota di 10 mila ettari a Tagadi, nel nord-est del Paese. Tra le produzioni previste figurano igname, mais, miglio, riso e colture orticole.
Il progetto nel Brakna presenta tuttavia una caratteristica particolarmente significativa: arriva mentre la Mauritania sta cercando di aumentare la propria produzione cerealicola e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Il Paese è tra i principali importatori di grano dell’Africa occidentale e da diversi anni cerca di sviluppare una filiera nazionale.
La produzione di sementi
La produzione di sementi rappresenta uno degli assi principali di questa politica. Nel 2023, il ministero mauritano dell’Agricoltura ha avviato una collaborazione con il programma Arab Africa Trade Bridges (Aatb), il Centro arabo per gli studi sulle zone aride e le terre secche (Acsad) e la Società islamica internazionale per il finanziamento del commercio (Itfc). L’obiettivo era, tra le altre cose, sviluppare la produzione locale di sementi di grano e introdurre un programma nazionale per la moltiplicazione di sementi certificate.
Un primo risultato positivo era stato annunciato nel marzo 2024, con il successo di una sperimentazione di coltivazione del grano su 200 ettari nella regione del Trarza, nell’ambito di un partenariato pubblico-privato. Le rese erano state stimate tra le quattro e le cinque tonnellate per ettaro. In questo contesto, gli interessi di Nouakchott e Bf appaiono in larga misura convergenti.
La Mauritania vuole sviluppare la produzione cerealicola nazionale
La Mauritania vuole sviluppare la produzione cerealicola nazionale e rafforzare le proprie infrastrutture per l’irrigazione, mentre il gruppo italiano punta a replicare in Africa un modello di grandi aziende agricole che integra tecnologie, irrigazione, meccanizzazione e trasformazione.
Diversi strumenti messi in campo dall'Italia
L’espansione di BF in Africa risponde inoltre alla più ampia volontà italiana di coinvolgere il settore privato nell’ambito del Piano Mattei: Roma ha messo in campo diversi strumenti per facilitare gli investimenti delle imprese italiane nel continente. Il «Plafond Africa» di Cassa depositi e prestiti (Cdp) prevede, tra le altre misure, 500 milioni di euro per sostenere le aziende italiane attive in Africa, con una garanzia pubblica fino all’80 per cento. La «Misura Africa», gestita da Simest, dispone invece di 200 milioni di euro di finanziamenti agevolati destinati, tra l’altro, agli investimenti produttivi e alla formazione.
Bf si trova quindi all’incrocio tra due dinamiche: da un lato l’ambizione italiana di rafforzare la propria presenza economica in Africa, dall’altro le esigenze dei Paesi partner in materia di sicurezza alimentare, infrastrutture agricole e trasferimento tecnologico.
Lo sviluppo di 'model farms'
Nel luglio 2026, in occasione della presentazione in Italia del progetto congolese, il gruppo ha inoltre annunciato l’obiettivo di sviluppare una ventina di «model farms», le cui prime strutture dovrebbero essere realizzate proprio in Africa. All’evento ha partecipato anche il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani.
Il progetto mauritano resta tuttavia in una fase preparatoria. Il finanziamento definitivo, il calendario e le modalità precise della sua realizzazione devono ancora essere chiariti. La prudenza è particolarmente importante perché l’annuncio di migliaia, o addirittura decine di migliaia, di ettari non consente da solo di misurare l’impatto reale di questi investimenti. Per la Mauritania, la vera sfida sarà capire quanti terreni verranno effettivamente sviluppati e coltivati, quali volumi agricoli saranno prodotti e quale parte della produzione potrà essere trasformata localmente.
Anche la creazione di posti di lavoro, la formazione degli agricoltori, il trasferimento di tecnologie e la capacità di ridurre le importazioni alimentari saranno elementi determinanti. Nel Brakna, il progetto potrebbe rappresentare un importante banco di prova per questa nuova forma di cooperazione agricola tra Italia e Africa.
Per la Mauritania, potrebbe soprattutto offrire l’opportunità di accelerare lo sviluppo di una filiera del grano ancora emergente, a condizione che le ambizioni annunciate si traducano ora in investimenti concreti e risultati duraturi sul terreno.