AGI - Gli arrivi di migranti via mare in Italia sono diminuiti del 54,8 per cento nei primi otto mesi del 2026, confermando una tendenza che non è stata invertita neppure dalla stagione estiva.
Secondo i dati del ministero dell’Interno, dall’inizio dell’anno al primo settembre sono sbarcate 19.601 persone, contro le 43.346 registrate alla stessa data del 2025. Tra l’inizio di luglio e l’inizio di settembre la flessione è stata ancora più marcata, sfiorando il 60 per cento.
La Libia è il principale paese di partenza
La Libia rimane di gran lunga il principale Paese di partenza. Dalle sue coste sono arrivati 15.570 migranti, contro i 38.232 di un anno prima, con una diminuzione del 59,3 per cento. Nonostante il forte calo, la rotta libica continua a rappresentare quasi l’80 per cento di tutti gli sbarchi in Italia. Soprattutto, circa il 98 per cento delle partenze dalla Libia avviene dalle coste occidentali: la sola Tripolitania è quindi all’origine di quasi il 78 per cento degli arrivi registrati quest’anno.
La principale novità riguarda tuttavia l’Algeria. Gli arrivi dalle sue coste sono passati da 813 a 2.292, con un aumento del 182 per cento, superando quelli dalla Tunisia, scesi da 3.290 a 1.646. Quasi scomparsa invece la rotta turca, con appena 93 arrivi contro i 1.011 del 2025. La crescita della direttrice algerina resta comunque limitata in termini assoluti e non è paragonabile alla pressione esercitata dalla rotta libica.
La Sicilia rimane la prima regione di arrivo
La nuova geografia dei flussi si riflette sui luoghi di sbarco. La Sicilia rimane la prima regione di arrivo, con 14.436 persone, ma registra una diminuzione vicina al 60 per cento. La Sardegna, al contrario, è passata da 1.029 a 2.462 arrivi, con una crescita del 139 per cento, direttamente collegata all’aumento delle partenze dall’Algeria.
Le imbarcazioni salpano soprattutto dalla fascia nordorientale del Paese, in particolare da Annaba ed El Kala, e trasportano in larga maggioranza cittadini algerini, i cosiddetti harraga. Per una parte di loro la Sardegna costituisce soltanto la prima tappa verso la penisola italiana o la Francia.
I cittadini del Bangladesh rimangono la prima nazionalità dichiarata allo sbarco
Un’inchiesta giudiziaria condotta quest’estate a Cagliari ha ricostruito, tra l’altro, un asse tra El Kala, Cagliari e Marsiglia. La composizione degli arrivi mostra però la complessità dei flussi. I cittadini del Bangladesh rimangono la prima nazionalità dichiarata allo sbarco, con 5.198 persone, davanti a somali, algerini, sudanesi, pakistani ed egiziani.
La Libia funziona quindi contemporaneamente come Paese di destinazione economica e piattaforma di transito. Secondo il Mixed Migration Centre, molti bangladesi raggiungono Bengasi in aereo, spesso passando per Dubai, per cercare lavoro in Libia o, in alcuni casi, proseguire successivamente verso l’Europa.
Gli ultimi dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni mostrano infatti che il calo degli sbarchi non coincide necessariamente con una diminuzione dei flussi diretti verso la Libia. Nel secondo trimestre, i movimenti spontanei attraverso le frontiere terrestri sono aumentati del 23 per cento.
Tra i migranti intervistati, il 39 per cento intendeva rimanere nel Paese e soltanto l’8 per cento prevedeva di proseguire il viaggio, principalmente verso l’Europa. Per il 93 per cento, lavoro e ricerca di un reddito rappresentavano la principale motivazione della partenza.
La diminuzione degli arrivi non ha infine cancellato il costo umano delle traversate. Secondo il Missing Migrants Project dell’Oim, almeno 914 persone sono morte o risultano disperse dall’inizio del 2026 lungo la rotta del Mediterraneo centrale.
L’ultimo naufragio censito, il 20 agosto al largo di Tajoura, a est di Tripoli, ha causato 15 morti e quattro dispersi. Si tratta inoltre di stime minime, perché numerosi naufragi avvengono senza testimoni né superstiti.