AGI - L’Italia punta a rafforzare il proprio posizionamento nella ricostruzione della Libia orientale mettendo insieme architettura, ingegneria, recupero del patrimonio e presenza industriale.
Dal 6 all’8 settembre, 34 imprese e realtà italiane parteciperanno a “Benghazi Urban”, appuntamento dedicato alla riqualificazione del centro storico e, più in generale, allo sviluppo urbano di Bengasi.
Organizzata dalla Camera di commercio italo-libica, la missione riunirà 42 partecipanti e proseguirà fino al 10 settembre con incontri con i principali operatori economici locali e con il Fondo per la ricostruzione e lo sviluppo della Libia.
Tra i partecipanti figurano Artelia, Speri, Buro Milan, European Engineering, Pasqualucci Costruzioni, General Smontaggi e Semaforica, accanto a realtà attive nelle tecnologie, nei servizi, nella sanità e nella formazione.
Una composizione che riflette l’evoluzione dell’iniziativa: nata attorno a un concorso internazionale di urbanistica, si è progressivamente trasformata in una piattaforma più ampia per mettere in contatto progettisti, imprese e decisori libici in vista dei futuri cantieri della ricostruzione.
Rivalutazione del centro storico della città
La partecipazione italiana si articolerà così su due livelli. Il primo riguarda direttamente il centro storico. Con il contributo di Oice-Confindustria, diverse società di architettura, urbanistica e ingegneria hanno scelto di lavorare insieme anziché presentare progetti separati.
Il raggruppamento esprime oltre 800 professionisti, esperienze maturate in 55 Paesi, circa 90 masterplan e più di 1.700 interventi su edifici storici. La proposta comune sarà presentata a Bengasi attraverso un plastico e diversi strumenti multimediali. La posta in gioco supera però la sola pianificazione urbana.
Nel cuore di Bengasi una parte importante del patrimonio architettonico italiano
Il cuore di Bengasi concentra una parte importante del patrimonio architettonico italiano della città, profondamente segnato dai combattimenti del 2014-2017 e dalle successive demolizioni.
Nell’area sono stati censiti oltre 150 edifici di pregio. Tra i più riconoscibili figurano la Cattedrale, costruita a partire dal 1929, il teatro Berenice di Marcello Piacentini e Luigi Piccinato, demolito nel 2023, gli antichi edifici bancari e il Consolato italiano.
A Palazzo Al Manar la firma del Trattato di amicizia firmato da Berlusconi e Gheddafi
Palazzo Al Manar riassume invece la stratificazione delle diverse fasi della storia libica. Nato come sede del governatore della Cirenaica e divenuto successivamente palazzo reale, fu il luogo dal quale re Idris proclamò l’indipendenza del Paese nel 1951. Ospitò poi la prima Università libica e, nel 2008, la firma del Trattato di amicizia tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi.
Il suo recupero con il sostegno del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo mostra inoltre come la riqualificazione del patrimonio di Bengasi abbia ormai assunto una dimensione internazionale. Roma cerca proprio di inserire le proprie imprese in questo processo.
Ad aprile Assorestauro e Undp hanno firmato un memorandum per sviluppare la cooperazione nella valutazione e nel recupero dei siti storici, affiancando al restauro la formazione di tecnici libici.
A “Benghazi Urban”, questa componente sarà accompagnata da una delegazione imprenditoriale che spazia dalle infrastrutture ai trasporti, dalle tecnologie alla sanità, fino all’industria e ai servizi. L’impostazione risponde alle priorità indicate dal Fondo per la ricostruzione guidato da Belgasem Haftar, divenuto uno dei principali attori dello sviluppo della Cirenaica.
Riflette anche il tentativo italiano di presentarsi in maniera coordinata in un mercato nel quale la competizione internazionale è in aumento. Camera di commercio, Oice, associazioni professionali e rete diplomatica, con l’ambasciatore Gianluca Alberini e il console generale a Bengasi Filippo Colombo, accompagnano così una presenza che va oltre i tradizionali rapporti commerciali.
Banco di prova della capacità delle imprese italiane di fare sistema
Per Roma la sfida è duplice: partecipare al recupero di un patrimonio al quale la storia italiana resta strettamente legata e trasformare questa prossimità in un accesso ai nuovi progetti urbani e infrastrutturali. “Benghazi Urban” rappresenterà in questo senso un banco di prova della capacità delle imprese italiane di fare sistema e di posizionarsi collettivamente nel processo di ricostruzione della Libia orientale.