AGI - Il diplomatico italiano Nicola Orlando ha concluso il suo mandato alla guida della delegazione dell’Unione europea in Libia. "È stato un privilegio servire due volte in questo splendido Paese", ha scritto su X, chiudendo il messaggio con un "Arrivederci". A succedergli sarà il greco Alexis Konstantopoulos, la cui nomina era stata annunciata a giugno dal Servizio europeo per l’azione esterna.
Un contrappeso utile
Per Roma, la perdita di una casella occupata da un italiano non equivale necessariamente a un arretramento: in una Libia dove l’influenza turca continua a crescere, la scelta di un diplomatico greco può offrire un contrappeso utile.
Il ritorno della missione Irini
Il bilancio di Orlando è legato anzitutto al ritorno di Eunavfor Med Irini nel gioco libico. A Tripoli la missione europea era stata a lungo considerata sbilanciata a favore dell’Est: poteva infatti ispezionare in mare le navi sospettate di trasportare armi verso l’Ovest, mentre sui rifornimenti terrestri e aerei destinati alle forze di Khalifa Haftar disponeva soltanto di strumenti di monitoraggio.
Orlando ha progressivamente riaperto il dialogo con Marina e Guardia costiera libiche. Nel settembre 2025 Irini ha inoltre formato a Taranto trenta militari provenienti dalle due parti del Paese, un passo limitato nei numeri ma politicamente significativo in un settore nel quale la Turchia dispone di una presenza ben più strutturata.
Il dossier migratorio
L’altro grande dossier del mandato è stato quello migratorio. Al 15 agosto erano sbarcate in Italia 17.495 persone, contro 38.861 nello stesso periodo del 2025, con una diminuzione del 55 per cento. Orlando ha parallelamente contribuito alla preparazione di un centro di coordinamento del soccorso marittimo a Bengasi, sviluppato sotto l’ombrello di Irini con finanziamenti italiani e maltesi.
Il centro non è ancora operativo, ma importanti sviluppi sono attesi a settembre. Il progetto acquista rilievo anche per lo spostamento di parte della pressione migratoria verso Creta e Gavdos, che rende più evidente la convergenza di interessi tra Italia e Grecia.
Questa politica ha però attirato forti critiche da parte delle organizzazioni impegnate nella tutela dei migranti, che hanno contestato a Orlando la cooperazione con la Guardia costiera libica e un approccio ritenuto più orientato al contenimento delle partenze che alla protezione dei diritti. Nel novembre 2025 il diplomatico italiano era stato persino chiamato in causa in un simbolico "Tribunale dei rifugiati" organizzato a Bruxelles da attivisti, un’iniziativa priva di valore giudiziario.
L'incidente di Bengasi
Il passaggio più difficile resta però l’incidente dell’8 luglio 2025 a Bengasi, quando Orlando, il commissario europeo Magnus Brunner e i ministri dell’Interno di Italia, Grecia e Malta non furono ricevuti dalle autorità orientali. Queste ultime tentarono di presentare la visita come un riconoscimento ufficiale del proprio governo; la delegazione europea rifiutò e venne dichiarata "persona non gradita".
La successiva ripresa dei contatti, fino al progetto del centro marittimo, mostra tuttavia come Orlando sia riuscito a ricostruire il canale con la Cirenaica.
Convergenze strategiche
Konstantopoulos eredita quindi un terreno più equilibrato, ma tutt’altro che semplice. I rapporti tra Grecia e Tripoli restano segnati dall’accordo marittimo libico-turco del 2019, contestato da Atene, e dall’incidente del 2022, quando l’allora ministro degli Esteri Nikos Dendias rifiutò di scendere dall’aereo nella capitale libica. Parallelamente, Atene ha intensificato i rapporti con l’Est, fino al recente incontro tra il premier Kyriakos Mitsotakis e Saddam Haftar.
Per l’Italia, la successione può dunque essere letta anche oltre la perdita di una posizione europea. Roma non guida più Eubam Libya, ma conserva il quartier generale di Irini e un peso rilevante nella sua catena di comando. Un ambasciatore greco, interessato a rafforzare la dimensione europea della sicurezza mediterranea e naturalmente attento all’espansione turca, può mantenere diverse convergenze strategiche con Roma. Orlando lascia al successore un’Irini più visibile, un canale ricostruito con Bengasi e un dossier marittimo ormai centrale negli equilibri tra Bruxelles, Roma, Atene e Ankara.