AGI - Trasformare la mobilità tra Africa ed Europa da emergenza da gestire a opportunità di sviluppo condiviso, investendo sulla formazione e sulla libertà delle persone. È la prospettiva emersa dall’incontro “Formazione senza frontiere. Europa e Africa, competenze in movimento”, realizzato al Meeting di Rimini in collaborazione con Vis.
Il modello sviluppato dai Salesiani di Don Bosco e dal VIS
Al centro del confronto, il modello sviluppato dai Salesiani di Don Bosco e dal VIS, fondato sulla formazione professionale nei Paesi d’origine e sulla costruzione di percorsi di mobilità regolare collegati alle reali esigenze del mercato del lavoro europeo. Nel videomessaggio di apertura, la viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci ha indicato l’obiettivo di “trasformare la mobilità internazionale da fenomeno illegale in un’opportunità di crescita condivisa” per l’Africa e l’Europa.
Una prospettiva inserita nella visione del Piano Mattei, che punta a superare una cooperazione puramente assistenzialistica attraverso formazione e lavoro qualificato. Bellucci ha richiamato i programmi che coinvolgono migliaia di persone in Tunisia e le iniziative realizzate in Mozambico con i Salesiani, sottolineando la necessità di evitare la dispersione dei talenti e di garantire a ciascuno la libertà di partire oppure di costruire il proprio futuro nella propria terra.
L'Europa perde ogni anno circa un milione di persone in età lavorativa
Mario Nava, direttore generale della Direzione generale Occupazione, affari sociali e inclusione (Dg Empl) della Commissione europea, ha evidenziato la complementarità demografica tra i due continenti. L’Europa registra meno nascite e una popolazione sempre più anziana, mentre ogni anno il mercato del lavoro europeo perde circa un milione di persone in età lavorativa. Per questo, ha spiegato, “la vera possibilità di successo sta proprio in un lavoro molto attento tra l’offerta e la domanda di lavoro”. Il modello salesiano rappresenta, secondo Nava, una delle possibili risposte a questa trasformazione.
Cecilia Coccia ha illustrato l’esperienza del Centro internazionale per lo sviluppo delle politiche migratorie (Icmpd) nel campo della migrazione lavorativa, con circa 50 milioni di euro di finanziamenti europei distribuiti su 25 progetti. Centrale è la costruzione di reti capaci di mettere insieme istituzioni, sistemi dei visti, “società civile e datori di lavoro”.
Una collaborazione che trova nel mondo salesiano una rete già radicata nei territori. Elio Cesari ha ricordato la presenza dei Salesiani in circa 130 Paesi, tra cui numerose realtà africane, ribadendo che “l’investimento ordinario e non straordinario nel talento e nell’educazione è al centro” della loro missione.
Ivan Toscano, Senior Program Manager del Vis, ha sottolineato come i progetti sviluppati con i Salesiani non siano “solo finalizzati al lavoro”, ma comprendano competenze tecniche e soft skills, producendo benefici tanto per i Paesi di provenienza quanto per le imprese italiane.
"E' anche una questione di competitività"
Riccardo Di Stefano di Confindustria ha evidenziato infatti che il problema “non è una questione filantropica, ma di competitività”: il 47 per cento delle assunzioni programmate dalle imprese risulta di difficile reperimento, con percentuali che in alcuni settori sfiorano il 70 per cento. Alla formazione devono quindi affiancarsi condizioni adeguate di accoglienza, compreso l’housing.
Daniele Albanese ha invitato a superare la contrapposizione tra sicurezza e approccio umanitario, ricordando quanto ancora limitati siano i canali regolari di ingresso per lavoro. Dall’esperienza concreta delle scuole salesiane in Egitto, Alejandro José León Mendoza ha infine mostrato come la formazione tecnica possa diventare un ponte reale tra i due continenti: preparare i giovani nel loro territorio significa offrire loro competenze spendibili localmente e, quando scelgono di partire, costruire una mobilità accompagnata, qualificata e regolare.
Un modello nel quale la formazione diventa così il punto d’incontro tra dignità della persona, sviluppo africano e necessità produttive europee.