AGI - Il Mediterraneo è destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale nella sicurezza energetica europea, non soltanto come spazio attraversato dalle principali rotte commerciali, ma anche grazie alla crescita delle infrastrutture e delle interconnessioni capaci di avvicinare Europa e Nord Africa.
È il quadro emerso dall’incontro “Il ruolo del Mediterraneo nel contesto energetico globale”, realizzato al Meeting di Rimini in collaborazione con Compagnia delle Opere. Sono intervenuti Raffaele De Marco, amministratore delegato di Areti; Massimo Derchi, Chief Infrastructure Operations, Engineering & Construction Officer di Snam; Fabrizio Iaccarino, responsabile Affari istituzionali Italia di Enel; Agostino Inguscio, coordinator dell’United Nations Development Programme (Undp) Rome Centre for Climate and Energy Transition; il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin; Flavio Villa, Country Managing Director di Hitachi Energy Italia; e Francesca Zarri, responsabile Regione Italia di Eni.
I progressi dell'Italia nella diversificazione degli approvvigionamenti
Pichetto Fratin ha sottolineato i progressi compiuti dall’Italia nella diversificazione degli approvvigionamenti, attraverso il rafforzamento delle importazioni da Paesi come Algeria e Azerbaigian e una maggiore attenzione alla produzione nazionale. Una strategia che, secondo il ministro, richiede anche la capacità di assumere decisioni difficili: “Il governo deve avere sempre il coraggio di fare anche ciò che è impopolare”.
Derchi ha affrontato il tema della sicurezza del gas e delle prospettive per il prossimo inverno, evidenziando come, pur restando “difficile fare previsioni”, il mercato mostri oggi una maggiore resilienza rispetto agli anni della crisi energetica.
L’impennata dei prezzi è stata progressivamente riassorbita anche grazie alla diversificazione delle forniture e agli stoccaggi, con l’Italia tra i Paesi che hanno maggiormente riempito le proprie riserve, portandole oltre l’80 per cento.
Iaccarino ha richiamato invece la crescita delle rinnovabili e la trasformazione del sistema elettrico, sottolineando come l’Italia abbia storicamente sviluppato forti dipendenze dall’estero senza costruire un vero mix energetico nazionale.
Transizione verso un sistema sempre più elettrificato
La decarbonizzazione impone oggi di integrare quantità crescenti di energia rinnovabile garantendo al tempo stesso sicurezza, stabilità e competitività. De Marco ha posto l’accento sulle reti di distribuzione elettrica, chiamate ad affrontare “tre grandi sfide”, a partire dalla transizione verso un sistema sempre più elettrificato, mentre Zarri ha evidenziato le potenzialità energetiche del Nord Africa e in particolare della Libia, in una prospettiva nella quale il Mediterraneo può diventare uno spazio sempre più integrato di produzione, approvvigionamento e scambio.
Villa ha sottolineato come anche il concetto stesso di Mediterraneo stia cambiando: “Le interconnessioni elettriche possono trasformare il Mediterraneo in un nuovo spazio di scambio energetico tra Europa e Nord Africa”. Progetti come Elmed, il collegamento elettrico tra Sicilia e Tunisia, mostrano secondo Villa che “il futuro energetico del Mediterraneo non è uno scenario lontano, ma una trasformazione già in corso”, consentendo all’Italia di aspirare a diventare “non solo un hub energetico, ma anche un hub industriale e tecnologico”.
Inguscio ha infine richiamato la dimensione globale della questione, ricordando che circa 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’energia e indicando la necessità di una più forte cooperazione internazionale, fino a una sorta di “Piano Marshall” per accompagnare lo sviluppo energetico dei Paesi più fragili. In questo scenario, il Mediterraneo può diventare una cerniera tra Europa e Africa, trasformando la sicurezza energetica in un’opportunità di cooperazione, sviluppo e crescita condivisa.