AGI - Un importante carico di beni di prima necessità è pronto a spiccare il volo verso il Libano. Grazie alla costante collaborazione istituzionale tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Libano - e al coordinamento con il ministero della Difesa, lo Stato maggiore della Difesa, il Comando operativo di vertice interforze (Covi) e l'Aeronautica militare -, l'ambasciata del Libano in Italia ha organizzato l'invio di un nuovo e significativo carico di aiuti umanitari raccolti tramite la stessa ambasciata.
Oltre un milione di sfollati nel Sud
Una volta giunti a destinazione, i beni saranno consegnati alla presidenza del Consiglio dei ministri del Libano (Grand Serail) per essere distribuiti alla popolazione vulnerabile e alle vittime del recente conflitto, che ha causato numerose vittime e oltre un milione di sfollati nel sud del Paese.
Una catena di solidarietà concreta che vede protagonisti non solo le istituzioni, ma anche il tessuto produttivo e sociale italiano. Le operazioni logistiche e di trasporto sono state curate dalla Società Age Srl di Pomezia, che ha provveduto al trasferimento dei materiali presso l'aeroporto militare di Pratica di Mare. L'iniziativa è stata resa possibile anche grazie al generoso contributo e al supporto di Esselunga, Barilla, MedOr e Legumina Srl. Un'ulteriore testimonianza della profonda amicizia e della vicinanza tangibile che unisce l'Italia al popolo libanese in un momento di straordinaria difficoltà.
Il progetto dell'Unifil
Sempre per quanto riguarda l'assistenza umanitaria, nei giorni scorsi, la Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) – di cui l'Italia è il primo contributore europeo - ha distribuito 807 kit igienici alle famiglie residenti in sei municipalità della propria area di operazioni. Il progetto, annunciato il 17 luglio dalla missione, interessa circa 4.035 persone.
La distribuzione ha coinvolto le municipalità di Ma’arkah, Tayr Felsay, Toura, Hallousiyah, Yanuh e Jinata. Ciascun kit contiene prodotti essenziali per l’igiene personale e la pulizia degli ambienti, in quantità sufficiente per una famiglia di cinque persone per circa un mese. L’obiettivo è migliorare le condizioni sanitarie nei villaggi e ridurre il rischio di diffusione di malattie in comunità ancora alle prese con le conseguenze delle ostilità.
L’iniziativa era stata inizialmente pensata per le famiglie rimaste nei propri villaggi durante il conflitto, spesso perché prive della possibilità di trasferirsi in aree più sicure. Con il graduale rientro degli sfollati, gli aiuti sono stati estesi anche ai nuclei familiari tornati nelle proprie abitazioni e considerati in condizioni di maggiore necessità.
Il rapporto con le comunità locali
Il rapporto con le comunità locali costituisce una parte importante dell’attività di Unifil, accanto al pattugliamento, al monitoraggio della cessazione delle ostilità, al collegamento tra le parti e al sostegno alle Forze armate libanesi. L’Italia è il primo contributore europeo e il secondo in assoluto alla missione, con circa 740 militari, e ne detiene il comando con il generale Diodato Abagnara.
Roma e Parigi stanno parallelamente lavorando all’ipotesi di un nuovo dispositivo multinazionale che, con il consenso di Beirut e sulla base di una decisione multilaterale, possa assistere le Forze armate libanesi dopo la fine di Unifil. In questa fase di transizione, il patrimonio di relazioni costruito dai caschi blu con le comunità locali è destinato a rappresentare uno degli elementi più delicati da preservare.