AGI - La Nato ha scelto di presentare al summit sull'innovazione e l'industria della difesa in corso ad Ankara uno dei suoi programmi sperimentali più avanzati: la Task Force X – Central Mediterranean, iniziativa multidominio guidata dall'Italia e sviluppata nel Mediterraneo centrale per accelerare l'integrazione delle nuove tecnologie nelle operazioni dell'Alleanza.
Il progetto, coordinato dallo Stato Maggiore della Difesa italiano nell'ambito del NATO Allied Command Transformation, rappresenta la prima Task Force X affidata alla guida diretta di un Paese alleato e la prima a integrare simultaneamente capacità terrestri, navali, aeree, spaziali, cyber, subacquee e dello spettro elettromagnetico.
La dimostrazione presentata al Vertice di Ankara
Il cuore della dimostrazione presentata ad Ankara è la capacità di costruire una common operating picture, un quadro operativo condiviso in tempo reale ottenuto attraverso la fusione di dati provenienti da sensori, piattaforme con equipaggio e sistemi unmanned distribuiti su domini differenti.
Le informazioni raccolte dalla Task Force X nel poligono di Torre Veneri, in Puglia, vengono integrate con quelle generate dalle altre sperimentazioni Task Force X e da ulteriori assetti messi a disposizione dai Paesi alleati, offrendo ai comandi Nato una rappresentazione unificata dello scenario operativo
Un sistema capace di correlare dati radar, droni e veicoli terrestri robotizzati
La sperimentazione rientra nel Rapid Adoption Action Plan della Nato, il programma con cui l'Alleanza intende accelerare l'introduzione operativa di tecnologie emergenti e dual use.
Non si tratta di un'esercitazione tradizionale né di un'operazione militare, ma di un laboratorio operativo destinato a verificare come piattaforme tradizionali e sistemi senza equipaggio possano operare insieme all'interno di una struttura interoperabile di comando e controllo, mantenendo sempre il controllo umano sulle decisioni relative all'impiego della forza.
Terzo progetto del programma Nato, dopo le iniziative dedicate al Baltico e all'Artico
La Task Force X – Central Mediterranean costituisce il terzo progetto del programma Nato, dopo le iniziative dedicate al Baltico e all'Artico, ma rappresenta un'evoluzione significativa del concetto originario.
Per la prima volta, infatti, la responsabilità complessiva della sperimentazione è stata affidata a una singola nazione alleata, l'Italia, che coordina un'iniziativa destinata a interessare l'intero spettro delle operazioni multidominio.
Un ruolo che riflette anche la crescente attenzione dell'Alleanza verso il Fianco Sud, considerato sempre più rilevante alla luce delle crisi che interessano il Mediterraneo, il Nord Africa e il Medio Oriente.
"Sistema di sistemi"
Dal punto di vista tecnologico, il progetto si basa sul principio del "sistema di sistemi". I dati raccolti da sensori, piattaforme ed effettori vengono integrati e visualizzati attraverso un Battle Management System, attualmente impiegato in configurazione non classificata, con l'obiettivo di arrivare successivamente alla piena interoperabilità con i sistemi nazionali di comando e controllo dei Paesi alleati.
Il modello punta ad aumentare resilienza, ridondanza e interoperabilità tra assetti militari appartenenti a forze armate diverse.
La sperimentazione mobilita più di 800 militari
Alla Task Force X – Central Mediterranean partecipano, oltre all'Italia, Croazia, Lettonia, Slovenia e Stati Uniti, mentre Albania, Bulgaria, Grecia, Macedonia del Nord, Montenegro, Romania e Ungheria prendono parte come osservatori. Sul piano nazionale sono coinvolti Stato Maggiore della Difesa, Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza.
La sperimentazione mobilita oltre 800 militari, circa 180 sensori tra sistemi militari, industriali e dei Paesi partner, e più di 80 aziende, confermandosi uno dei principali laboratori Nato dedicati all'innovazione tecnologica applicata alla difesa.