AGI - La Libia ha recuperato uno dei reperti più straordinari della preistoria sahariana. La mummia neolitica di Takarkori, nota come TK H1, è giunta a Tripoli dopo diversi anni di ricerca e restauro effettuati in Italia. L'operazione, annunciata dall'Ambasciata italiana in Libia, rappresenta uno dei progetti più significativi di cooperazione culturale e scientifica tra i due Paesi.
Scoperta dalla Missione Archeologica Italiana nel Sahara, la mummia proviene dal sito preistorico di Takarkori, un riparo roccioso situato nella regione di Tadrart Acacus, nella Libia sud-occidentale. Quest'area, Patrimonio dell'Umanità UNESCO, è considerata uno dei principali laboratori naturali per lo studio delle società preistoriche del Sahara centrale.
Una mummia del Sahara verde
Risalente a circa 7.000 anni fa, la TK H1 appartiene a un periodo in cui il Sahara appariva radicalmente diverso da quello odierno. I ricercatori si riferiscono a questo periodo come al "Sahara Verde", una fase climatica durante la quale vaste aree oggi desertiche erano ricoperte da laghi, pascoli e comunità umane dedite all'allevamento. Le scoperte effettuate a Takarkori hanno profondamente rinnovato la nostra comprensione di quest'epoca e delle prime società pastorali del Nord Africa.
Analisi scientifiche e DNA antico
L'eccezionale stato di conservazione della mummia ha permesso agli scienziati di condurre analisi all'avanguardia, in particolare nel campo del DNA antico. Questo lavoro ha contribuito a far luce sulle origini e i movimenti delle popolazioni neolitiche nel Sahara e nel Maghreb, rendendo Takarkori un punto di riferimento internazionale per gli studi sulla preistoria africana.
Cooperazione scientifica italo-libica
Secondo l'Ambasciata d'Italia, TK H1 rappresenta un caso unico nel continente africano per il suo livello di conservazione e per l'integrità del contesto archeologico in cui è stata rinvenuta. Le operazioni di restauro e ricerca sono state condotte in Italia dalla Missione Archeologica Italiana nel Sahara e dall'Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità Libico. Il progetto ha ricevuto il supporto del Ministero dei Beni Culturali italiano, dell'Aeronautica Militare Italiana per il trasporto del prezioso manufatto e del gruppo Eni, che ha contribuito alle attività scientifiche.
Restituzione e valorizzazione del patrimonio
L'ambasciatore italiano a Tripoli, Gianluca Alberini, ha descritto questa restituzione come "uno straordinario risultato della cooperazione tra Italia e Libia", sottolineando l'impegno dell'Italia per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale e scientifico libico. Al di là del suo significato archeologico, la restituzione della mummia si inserisce in un più ampio sforzo per rivitalizzare il settore culturale libico.
Mostra al museo nazionale libico
TK H1 sarà esposta dalla fine di luglio al Castello Rosso di Tripoli, sede del Museo Nazionale Libico. Questa restituzione avviene a pochi mesi dalla riapertura del museo, rimasto chiuso per oltre un decennio a causa dei conflitti e dell'instabilità che hanno afflitto il Paese. La riapertura di questa istituzione e la restituzione di una delle più importanti testimonianze del passato sahariano della Libia dimostrano l'impegno delle autorità a porre il patrimonio al centro della ricostruzione culturale del Paese.