AGI - La RDCongo è uno dei contesti più dimenticati del pianeta e allo stesso tempo uno dei più strategici. “Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sul conflitto in Medio Oriente, esistono altri fronti della stessa competizione globale che restano quasi invisibili. Il Congo è dimenticato perché non è un conflitto tradizionale tra eserciti. Ma è centrale perché da qui proviene oltre il 70% del cobalto mondiale, una materia prima fondamentale, altamente strategica per le tecnologie, le batterie e molte infrastrutture industriali del futuro”. Lo ha dichiarato all’AGI Fatima Burhan Mohamed, Advocacy Officer di Still I Rise, organizzazione umanitaria indipendente che dal 2018 offre istruzione d’eccellenza ai bambini profughi e vulnerabili del mondo.
Attraverso un duplice approccio scolastico e di difesa dei diritti umani, Still I Rise si batte per difendere il loro futuro e per contribuire alla costruzione di un mondo migliore. “La crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran ci ricorda quanto energia e sicurezza siano intrecciate nella competizione globale. L’Iran è tra i principali esportatori di petrolio e uno dei fornitori chiave per la Cina. Colpire o destabilizzare quel nodo significa incidere sulla sicurezza energetica di Pechino, con effetti domino sulle catene energetiche globali, lo vediamo oggi anche noi qui in Italia”, sottolinea l’esponente dell’ong.
Il Congo dimenticato, ma cruciale per minerali critici
“La sicurezza del XXI secolo non si gioca solo sul petrolio. Si gioca anche sui minerali critici che rendono possibili le tecnologie con cui si esercita potere: batterie, elettronica avanzata, infrastrutture digitali e sistemi di difesa. Ed è qui che entra in gioco il Congo”, spiega Fatima Burhan Mohamed. Nel silenzio assordante, in Repubblica Democratica del Congo si sta consumando una battaglia altamente strategica: quella per il controllo delle concessioni minerarie e delle catene di approvvigionamento di minerali strategici, come il cobalto.
La partita sulle concessioni minerarie
“In questo scenario si inserisce anche la partita attorno alle concessioni detenute da Chemaf (Chemical of Africa), una delle società private più rilevanti nel settore del cobalto congolese. L’interesse di investitori sostenuti dagli Stati Uniti per questi asset riflette la competizione globale per il controllo delle filiere strategiche: il loro ingresso potrebbe ridurre il predominio delle aziende legate alla Cina”, riferisce l’interlocutrice dell’AGI. Per il governo congolese la competizione rappresenta un’opportunità negoziale e un fattore di pressione geopolitica.
Nelle scorse settimane, la compagnia mineraria Chemaf è stata ufficialmente acquisita dalla statunitense Virtus Minerals per 700 milioni di dollari. È recentemente emerso, inoltre, che dietro il "fallimento" dell'efficacia della direttiva europea sulla due diligence dei minerali critici ci sia stata la mano della lobby delle aziende statunitensi. Infine, il nuovo responsabile della missione ONU in RD Congo per la stabilizzazione del Paese, nominato il mese scorso, è l'ex ambasciatore americano in RDC James C. Swan, a riprova della crescente influenza della guida statunitense sul territorio.
L'impatto dello sfruttamento sulle comunità locali
“Il possibile passaggio di proprietà delle concessioni non è un fatto puramente finanziario”, spiega Giulia Cicoli, co-fondatrice di Still I Rise. “Un nuovo operatore potrebbe rivedere i piani industriali, accelerare l’espansione estrattiva o rinegoziare i confini operativi. In una città dove ampie porzioni dell’area urbana ricadono sotto concessione mineraria, tali decisioni incidono sulla stabilità abitativa e sulle condizioni di permanenza delle famiglie”.
L’accordo sui minerali critici del Kivu
L’accordo tra Stati Uniti e Repubblica Democratica del Congo, siglato a fine 2025, mira a garantire l’accesso a minerali critici come cobalto, rame e litio in cambio di sostegno alla sicurezza contro le milizie ribelli nell’est del Paese. Il partenariato strategico punta a ridurre l’influenza della Cina e coinvolge aziende come KoBold Metals. L’intesa solleva interrogativi su sicurezza, ambiente e diritti delle popolazioni locali.
Lo sfruttamento dei bambini e le tragedie minerarie
A Kolwezi, capoluogo della provincia di Lualaba, la rivalità geopolitica ha effetti concreti: sgomberi, bambini lavoratori, istruzione interrotta. Migliaia di bambini lavorano nelle miniere in condizioni pericolose. “I nostri studenti sono tutti ex minatori”, racconta Fatima Burhan Mohamed. Il report ‘Il Prezzo del Progresso’ mostra che il 70% delle famiglie vive in territori concessi alle compagnie minerarie.
Le azioni di Still I Rise
Still I Rise ha avviato procedure per la regolarizzazione abitativa, incontri sui diritti in caso di sfratto e un dialogo con aziende e autorità locali. “Informare significa ridurre lo spazio per decisioni arbitrarie e rafforzare la capacità delle comunità di difendere i propri diritti”, conclude Fatima Burhan Mohamed.
Gli interventi dell'Ong in Kenya e Sud Sudan
Per Still I Rise l’educazione è lo strumento più potente per cambiare il futuro. In Kenya e Sud Sudan l’organizzazione opera in contesti segnati da povertà, instabilità e sfollamenti, offrendo ai bambini un’istruzione di qualità e gli strumenti per diventare i leader del futuro.