AGI - "Mi recherò a Washington per rappresentare l'Italia in qualità di osservatore a questa prima riunione del Consiglio di Pace, per partecipare alle discussioni e alle decisioni relative alla ricostruzione di Gaza e al futuro della Palestina", ha annunciato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani a Tirana, dove ha partecipato alla riunione ministeriale del Corridoio VIII. "L'Italia è da sempre un attore di primo piano nel Mediterraneo e non possiamo non contribuire a una strategia che ci mantenga in prima linea", ha sottolineato il ministro. La partecipazione dell'Italia in qualità di osservatore al Consiglio di Pace "è una scelta politica rispettosa della Costituzione della Repubblica", ma si inserisce in "una strategia che include l'Unione Europea, che invierà il Commissario Suica, e il governo cipriota, che detiene la presidenza di turno dell'Unione Europea per i prossimi sei mesi". "Dobbiamo continuare a fare ciò che abbiamo sempre fatto per costruire pace e stabilità in tutta la regione del Medio Oriente", ha sottolineato il titolare della Farnesina.
Lunedì, alla Camera dei Deputati, il ministro Tajani ha difeso con fermezza la decisione di Roma di partecipare, in qualità di osservatore, alla riunione del Peace Board convocata domani a Washington per monitorare l'attuazione del piano di pace per Gaza. Questa posizione ha provocato uno scontro diretto con l'opposizione, rivelando le linee di frattura della politica estera italiana in Medio Oriente.
Il ministro degli Esteri ha ribadito che il piano "è nato sotto l'egida delle Nazioni Unite" e che il Board è responsabile della supervisione della sua attuazione. L'Italia, ha sostenuto, "non può rimanere ai margini" di un processo che plasmerà il futuro della regione e la stabilità del Mediterraneo. La partecipazione a Washington, ha insistito, fa parte di un approccio equilibrato che rispetti i nostri vincoli costituzionali".
Tajani ha collocato l'iniziativa nella "fase due" del piano Usa, che prevede "il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della Striscia di Gaza e l'avvio della ricostruzione". Secondo lui, "senza affrontare queste questioni strutturali, non c'è una soluzione duratura". Ha invocato la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza, che affida al Consiglio di Sicurezza la missione di monitorare il processo di stabilizzazione.
Il ministro ha inoltre sottolineato il ruolo dell'Italia nel cessate il fuoco e nella fornitura di assistenza umanitaria, citando l'iniziativa "Food for Gaza". Ha sottolineato che l'Unione Europea sarà rappresentata, insieme a Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Qatar e altri partner regionali. "Come potrebbe l'Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente, alla presenza dei principali attori regionali?", ha chiesto.
L'opposizione ha denunciato questa come una deriva politica. Giuseppe Provenzano, del Partito Democratico, l'ha definita "una vera e propria bufala di Trump" e un tentativo di emarginare le Nazioni Unite. Ettore Rosato, di Azione, ha descritto il Consiglio come un "comitato imprenditoriale" più interessato alla "cessione delle infrastrutture" che ai diritti dei palestinesi. Carmela Auriemma, del Movimento Cinque Stelle, lo ha denunciato come "la più grande operazione coloniale del XXI secolo". Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, dell'Alleanza dei Verdi e della Sinistra, hanno criticato la "natura inaccettabile" di un organismo che ritengono dominato da interessi economici.
La maggioranza si è schierata a favore del Ministro Tajani. Per Martina Semenzato, "la presenza significa influenza", anche in veste di osservatore. Emanuele Loperfido, di Fratelli d'Italia, ha parlato di una "scelta responsabile" volta a trasformare la tregua in un processo di pace.
Nella sua risposta, Antonio Tajani ha respinto qualsiasi accusa di parzialità. "Il governo italiano non partecipa ad alcun comitato imprenditoriale e non corteggia nessuno", ha affermato. "Non collaboro con nessuno se non con il governo di cui faccio parte". Ha osservato che una risoluzione di sostegno è stata approvata alla Camera dei Deputati con 182 voti favorevoli e nessuno contrario, affermando che "in questa fase, non esiste un'alternativa realistica alla via diplomatica attualmente perseguita".
Al termine del dibattito, sono state presentate due risoluzioni, una dalla maggioranza e l'altra dall'opposizione. Il governo ha dato la sua approvazione alla prima e la sua opposizione alla seconda, confermando la propria posizione di partecipazione in qualità di osservatore. Al di là del voto, la discussione ha evidenziato una profonda divisione sulla legittimità e la natura del Consiglio, ma anche sulla volontà dell'esecutivo italiano di rimanere presente al tavolo in cui si stanno ridefinendo gli equilibri di potere a Gaza, in un quadro che continua a rivendicare come multilaterale.