AGI - L'Italia sta lavorando per "riequilibrare" il partenariato globale sui minerali critici promosso dagli Stati Uniti, coinvolgendo più strettamente i Paesi produttori, in particolare in Africa e America Latina. Lo ha affermato a Washington il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, sottolineando di aver concordato con il suo omologo tedesco, Johann Wadephul, "una nuova iniziativa politica congiunta volta a promuovere un approccio più forte e coerente ai minerali critici".
"Crediamo fermamente che esista una forte e naturale convergenza tra Europa, Stati Uniti e altre regioni. Oggi a Washington abbiamo un'eccellente opportunità per rafforzare questa alleanza e collaborare ancora più strettamente", ha affermato Tajani, aggiungendo che "ora è necessaria una strategia politica globale, dall'Artico all'Africa".
Il Ministro degli Esteri italiano ha ricordato di aver seguito a lungo la questione: "Nel 2012, quando ero Vicepresidente della Commissione Europea, sono stato il primo a recarmi in Groenlandia per firmare un importante accordo di cooperazione sulle terre rare", ha dichiarato, sottolineando che all'epoca "i cinesi stavano già cercando di stabilire una presenza" in questo settore.
"In quest'ottica, siamo pronti a collaborare sempre più strettamente con i nostri partner, a partire dagli Stati Uniti, in diverse regioni del mondo, al fine di promuovere l'approvvigionamento responsabile, gli investimenti e lo sviluppo delle infrastrutture", ha aggiunto.
Passando al Piano Mattei per l'Africa, Tajani ha evidenziato le numerose iniziative previste al suo interno. "Sosteniamo molti progetti chiave. Siamo in prima linea nel progetto del Corridoio di Lobito in Africa, un esempio concreto di come obiettivi politici condivisi possano tradursi in una cooperazione economica efficace e tangibile", ha affermato, ribadendo che l'Italia "è pronta a svolgere il suo ruolo in modo concreto e operativo, lavorando a stretto contatto con gli Stati Uniti e tutti i suoi partner in Africa, Asia, America Latina, Europa e Oceania". "Contate su di noi. Contate sul governo italiano", ha concluso il ministro.
La posizione dell'Italia segue la recente decisione degli Stati Uniti di lanciare una coalizione internazionale volta a contrastare il predominio della Cina sui minerali critici. Delegazioni provenienti da oltre 50 Paesi, tra cui l'Italia, hanno partecipato ieri a Washington alla conferenza organizzata dal Segretario di Stato americano Marco Rubio, tra cui circa 20 Paesi africani. Gli Stati Uniti mirano a raggiungere, entro 30 giorni, un accordo quadro per creare un blocco commerciale preferenziale, che includa la definizione di prezzi minimi che i paesi partecipanti dovranno rispettare, anche attraverso tariffe doganali in caso di inadempienza.
In questo contesto, l'Unione Europea, gli Stati Uniti e il Giappone hanno annunciato un rafforzamento della loro cooperazione sulle catene di approvvigionamento minerarie critiche, al fine di aumentare la loro sicurezza economica e nazionale. Le parti si sono inoltre impegnate a finalizzare, entro un mese, un memorandum d'intesa che identifichi le aree prioritarie di cooperazione per stimolare la domanda e diversificare l'offerta, in particolare sostenendo progetti nei settori dell'estrazione mineraria, della raffinazione, della lavorazione e del riciclaggio.
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Inoltre, gli Stati Uniti hanno concluso accordi bilaterali con Messico e Argentina. Tali accordi mirano a coordinare le politiche commerciali nel settore dei minerali critici e, nel caso dell'Argentina, a "consolidare catene del valore più solide e diversificate, creare un ambiente favorevole agli investimenti produttivi a lungo termine e soddisfare la crescente domanda globale, nonché l'impiego di tecnologie avanzate".
Infine, sul fronte africano, vale la pena sottolineare il memorandum d'intesa non vincolante firmato da Glencore, in base al quale il colosso svizzero delle materie prime si è impegnato a cedere il 40% della sua partecipazione in due miniere congolesi di rame e cobalto – Mutanda Mining (MUMI) e Kamoto Copper Company (KCC) – all'Orion Critical Mineral Consortium (Orion CMC), costituito lo scorso ottobre in collaborazione con il governo statunitense. L'operazione è stimata in circa 9 miliardi di dollari.