AGI - Durante una visita lampo a Gibuti il ??22 dicembre, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha cercato di rafforzare i legami con un partner che Roma considera strategico, sia per la stabilità regionale che per lo sviluppo di nuove rotte commerciali tra Europa, Africa e Asia. Tra colloqui politici, visite militari e messaggi rivolti alle imprese, la missione ha illustrato l'ambizione dell'Italia di rafforzare la sua presenza in una regione divenuta centrale per gli equilibri geopolitici globali.
Ricevuto dal presidente gibutiano Ismaïl Omar Guelleh e dal ministro degli Esteri Abdokader Houssein Omar, Tajani ha incentrato i suoi colloqui sulla sicurezza regionale. Gibuti, situato all'ingresso dello Stretto di Bab el-Mandeb, svolge un ruolo fondamentale nel monitoraggio del traffico marittimo nel Mar Rosso e nel Corno d'Africa, una regione destabilizzata dai conflitti in Sudan e Somalia e dalle persistenti tensioni tra Etiopia ed Eritrea. "Abbiamo ribadito il nostro impegno comune per la stabilità e la sicurezza regionale nel Mar Rosso, in particolare attraverso la presenza dei nostri militari italiani di stanza qui", ha scritto il ministro su X.
Questa cooperazione in materia di sicurezza si concretizza innanzitutto nella base militare congiunta italiana "Amedeo Guillet", che ospita circa un centinaio di militari. Dalla sua apertura nel 2014, ha contribuito all'addestramento di quasi 9.000 addetti alla sicurezza gibutiani e somali. Tajani ha anche visitato la fregata italiana Antonio Marceglia, schierata nell'ambito della missione Aspides dell'Unione Europea (EUNAVFOR), incaricata di proteggere le navi mercantili dagli attacchi dei ribelli Houthi. "Senza di voi, ci sarebbero stati notevoli danni economici, un'impennata dei costi assicurativi e maggiori rischi da Suez a tutto il Mar Rosso", ha detto il ministro ai marinai, sottolineando che le azioni della Marina Militare italiana hanno permesso loro di scortare "quasi 500 navi mercantili senza incidenti".
Oltre alla dimensione militare, Roma vede Gibuti come un attore politico in grado di svolgere un ruolo di mediazione regionale. Antonio Tajani ha descritto Gibuti come un "ponte di pace", sottolineando il suo coinvolgimento negli sforzi di mediazione in Sudan sotto l'egida dell'Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD), che ha sede a Gibuti. "I nostri due Paesi sono in prima linea nel sostenere il Sudan", ha affermato, riferendosi all'iniziativa umanitaria "Italia per il Sudan" e all'impegno dell'Italia a collaborare con Gibuti per promuovere una soluzione politica al conflitto.
La visita ha infine evidenziato le ambizioni economiche di Roma. Sebbene Gibuti non faccia formalmente parte dei paesi beneficiari del Piano Mattei per l'Africa, Tajani ha sottolineato l'interesse dell'Italia per il porto di Gibuti, che auspica possa diventare un hub per le compagnie di navigazione italiane. "Possiamo fare molto di più, soprattutto nei settori agricolo e industriale", ha affermato, auspicando maggiori investimenti e scambi commerciali. L'Italia intende inoltre partecipare alla strategia "Djibouti Vision 2035", che mira a trasformare il Paese in un hub logistico e commerciale regionale. In un contesto di crescenti tensioni nel Mar Rosso e di riorganizzazione delle rotte commerciali globali, Roma punta quindi su un partenariato rafforzato con uno Stato percepito come stabile e influente. Per l'Italia, Gibuti appare ora un anello cruciale nella sua proiezione diplomatica, di sicurezza ed economica in Africa orientale.