AGI - L'annuncio del 36° Festival del Cinema di Cartagine (JCC), che si terrà dal 13 al 20 dicembre 2025, è segnato da un'aggiunta particolarmente simbolica: un omaggio alla grande dame del cinema, Claudia Cardinale. L'attrice, vero e proprio ponte culturale tra Italia e Tunisia, sarà celebrata nel cuore dell'evento cinematografico più prestigioso del mondo arabo e africano. Nata Claude Joséphine Rose Cardinale a La Goulette, un sobborgo costiero di Tunisi, nel 1938, l'attrice ha sempre portato dentro di sé l'eredità della sua doppia eredità. Di famiglia siciliana stabilitasi in Tunisia, il suo destino fu segnato durante un viaggio alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1957, dove fu notata per la sua bellezza naturale e il suo fascino incandescente.
A differenza di Sophia Loren, la bionda Claudia Cardinale divenne il simbolo di una bellezza più cruda, meno sofisticata, ma dal temperamento focoso. La sua carriera esplose negli anni '60, proiettandola ai vertici del cinema mondiale. Ha lavorato con i più grandi registi: Luchino Visconti nel capolavoro "Il Gattopardo" (1963), dove ha interpretato la fulgida Angelica; Federico Fellini in "8 e ½" (1963), diventando una delle muse ispiratrici de "La Dolce Vita"; e Sergio Leone nel western cult "C'era una volta il West" (1968), dove ha interpretato la forte e misteriosa Jill McBain.
Il legame di Claudia Cardinale con la Tunisia è fondamentale e indissolubile. L'attrice ha spesso descritto la sua infanzia tunisina come la fonte del suo carattere, della sua libertà e della sua forza. Incarna una storia mediterranea condivisa: quella dell'immigrazione italiana in Nord Africa e di una ricca fusione culturale. Questo omaggio al Festival di Cartagine non è solo un omaggio alla sua filmografia, ma anche un riconoscimento del suo ruolo di ambasciatrice non ufficiale, che lega la vitalità del cinema italiano alle sue radici africane. Condivide questo onore con il critico cinematografico Walid Chemmit, sottolineando l'importanza degli attori, sia davanti che dietro la telecamera, nel panorama cinematografico regionale.
Sotto la direzione di Tarek Ben Chaabane, il 36° Carthage Film Festival (FICC) mira a essere l'edizione più diversificata e aperta nella sua storia, pur mantenendo il suo ruolo essenziale di piattaforma per il cinema arabo e africano progressista. Il festival rimane fedele ai suoi valori intellettuali e artistici, con i suoi concorsi tradizionali (lungometraggi, documentari, cortometraggi) e la sezione "Carthage for Promising Cinema". La proiezione di apertura sarà "Palestine 36" della regista Annemarie Jacir, candidato della Palestina agli Oscar 2026, a sottolineare l'attenzione del festival per la causa palestinese. Verrà presentato anche un documentario, "From Ground Zero" di Rashid Masharawi.
Il cinema tunisino sarà ampiamente rappresentato con tre lungometraggi: "A Sky Without Earth" di Arij Sehiri, "The Voice of Hind Rajab" di Kaouther Ben Hania e "Where the Wind Takes Us" di Amal Guellaty. Il concorso lungometraggi sarà presieduto dalla regista palestinese Najwa Najjar. Oltre a Claudia Cardinale, l'iconico Africa and Middle East Film Festival renderà omaggio a figure del cinema africano e arabo, tra cui Mohamed Lakhdar-Hamina (Algeria), Souleymane Cissé (Mali), Paulin Souma Novera (Benin) e il produttore tunisino Abdelaziz Ben Mlouka.
Una sezione dedicata alle questioni ambientali, "Green Cinema", includerà il documentario "Atomic Rebound" di Rachid Bouchareb sui test nucleari francesi nel Sahara algerino. Questa sezione si concentrerà sull'impatto delle nuove tecnologie e sull'evoluzione delle abitudini di visione. Fedele alla sua missione educativa e sociale, il festival continuerà il suo programma di sensibilizzazione, raggiungendo carceri (14-20 dicembre), caserme militari (17-24 dicembre) e regioni remote (17-27 dicembre) come Fernana, Soliman e Gafsa. Celebrando Claudia Cardinale, il Carthage Film Festival del 2025 non solo rende omaggio a un'icona mondiale, ma riafferma anche la propria identità: un luogo d'incontro in cui la storia del cinema, la diversità culturale e l'impegno progressista convergono a Tunisi.