(AGI) - Cagliari, 2 feb. - Disciplinera' un settore con 300 milioni di fatturato l'anno e circa 5mila addetti la legge in materia di tutela della panificazione e dei pani tipici della Sardegna che ha cominciato l'iter in Consiglio regionale. Stamane la Quinta commissione (Attivita' produttive), presieduta da Luigi Lotto, ha sentito in audizione i rappresentanti della categoria sulle due proposte di legge all'esame, la n. 93, prima firmataria Daniela Forma (Pd), e la n. 290, primo firmatario Luigi Crisponi (Riformatori).
"I due testi, unificati, vanno bene, seppure con qualche correttivo", ha osservato Giampietro Secchi, presidente dell'associazione dei panificatori interna a Confcommercio, che si e' presentato nel palazzo di via Roma a Cagliari con ceste di pane appena sfornato. Con lui il direttore regionale di Confcommercio Gianluca Deriu e il rappresentate dei panificatori del Sud Sardegna Gianfranco Porta, che considerano necessario un intervento legislativo a tutela della produzione sarda.
Solo il 20% del pane di grano tenero sfornato in Sardegna - hanno ricordato i rappresentanti della categoria - e' impastato con farine dell'isola: quasi tutta la materia prima proviene da Francia, Canada e Ucraina. Per i pani tipici sardi, di grano duro, si utilizza di solito il grano del senatore Cappelli, coltivato in alcune zone dell'isola, ma che richiede notevoli quantita' d'acqua, poco compatibili con le attuali condizioni di siccita'.
Sono circa 400 i pani messi in commercio da 1.050 panifici ancora attivi in Sardegna. Il loro numero e' diminuito del 12% negli ultimi dieci anni. "Solo a Cagliari dei 60 panifici presenti una decina d'anni fa", ha ricordato Porta, "ne e' rimasta aperta una ventina". (AGI)
Rob