(AGI) - Roma, 16 mag. - Se c'e' uno strumento musicale cheabolisce i confini sociali, unisce cultura bassa e culturaalta, salotti e popolo, questo e' il mandolino, che con AviAvital prende nuova vita, tornando alle radici aristocratichema senza dimenticare il viaggio borghese fatto negli ultimisecoli. Dopo aver l'azzardo interpretativo con Johann SebastianBach (riuscito), il mandolinista israeliano torna a casarendendo omaggio al piu' amato compositore del baroccoitaliano, Antonio Vivaldi. Per Deutsche Grammophone presentaquattro celebri Concerti del Prete Rosso accompagnato dallaVenice Baroque Orchestra: il "Concerto per mandolino" e letrascrizioni del "Concerto per liuto", "L'Estate" dalle"Quattro Stagioni" e il "Concerto in la minore", capolavori chenel tocco di Avital conquistano una nuova, magnificaprospettiva d'ascolto. Il finale del cd e' un'autentica chiccaovvero la celebre canzone "La biondina in gondoleta" cantatadalla superstar della lirica Juan Diego Florez, un omaggio alrepertorio popolare del '700. Proprio da quel secolo prende il via l'intervista adAvital, che all'AGI sottolinea "le radici di uno strumento che nel Settecento frequentava le corti nobiliari e solo dopodiventa borghese e popolare". Il mandolino resta ancora oggi aimargini della formazione musicale accademica, e ingiustamente."In Israele -spiega Avital- l'ho studiato con i violinisti,poiche' non esiste un insegnamento ad hoc. Grazie al mandolinoho potuto offrire la mia interpretazione di Bach, unadichiarazione d'amore e di freschezza, e ho anche rotto unostereotipo che relega il mandolino fuori dalla musicaclassica". Gli esiti sembrano brillanti. L'impatto sonoro del suotocco si concretizza in gioia palpabile per chi ascolta, e inuna vivacita' trascinante che sembra voler mischiare le classi,le fasce sociali e trascinarle in un vortice musicale. E,d'altronde, Avital -che vive nella citta' forse piu' dinamica ecosmopolita del mondo: Berlino- ha gia' mostrato altrove disapersi muovere agevolmente tra mondi diversi (Between Worldsera il titolo di un altro album per Deutsche Grammophonesfornato nel 2013) e sempre "sorprendendo prima se stesso" epoi il pubblico e la critica. "I miei genitori -racconta- sonoimmigrati dal Marocco, con una cultura musicale sefardita,legata alla mondo arabo. Mi sono molto vicini i ritminordafricani, e' con essi che sono cresciuto. Ma poi mi sonotrasferito a Berlino, centro in movimento della cultura europeae mondiale che oggi vive una fase unica, simile a quella deiprimi del Novecento per vivacita' culturale e artistica". Tra Israele e Berlino c'e' stata la tappa in Italia ("lamia seconda casa, un paese carico di sfumature") a Padova, doveAvital, nato nel 1978, ha studiato al Conservatorio CesarePollini con Ugo Orlandi, "con cui ho studiato un repertorioautentico per mandolino piuttosto che le trascrizioni da musicaper violino alle quali ero abituato". "Erano brani bellissimi,quelli per mandolino, ma mi sentivo limitato. Sentivo-prosegue- che il mio obiettivo diventava la ridefinizione delrepertorio per questo strumento, straordinariamente ricco dipotenzialita'". Il lavoro su "Vivaldi", durato tre settimanetra prove e registrazioni, si nutre di questo viaggio, dellacuriosita' di Avital e del suo brio, contagioso a partire dallefoto di copertina dei suoi album. Avital sembra davvero unaforza della natura, infonde energia e voglia di vivere,restituendo a Vivaldi la statura di un compositorestraordinario e modernissimo. (AGI)Fab