(AGI) - Roma, 9 feb. - Anche se in Italia c'e' una soladirettiva nazionale (le Linee Guida approvate nell'AccordoStato Regioni del 2011), nelle singole regioni i pazienti instato vegetativo o di minima coscienza (i cosiddetti disordinidella coscienza), seguono percorsi terapeutici e di cura anchemolto diversi. E' quanto emerso dai dati del Progetto nazionaleINCARICO "Modello di integrazione socio-sanitaria nella presain carico dei pazienti con disordine della coscienza",partecipato e finanziato con fondi del Centro Nazionale per laPrevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del ministerodella Salute e coordinato dall'Istituto Neurologico CarloBesta" di Milano. Il progetto e' stato presentato oggi a Romain occasione della Giornata nazionale degli stati vegetativi. Il progetto ha, tra i vari risultati raggiunti, permesso direalizzare una mappa, sinora assente, di 2542 strutturededicate anche a questi pazienti in 11 regioni conl'indicazioni dei posti letto relativi e ha validato trechecklist utili per monitorare i nodi e i flussi nei servizidei percorsi nella fase acuta, post acuta e degli esiti.Inoltre, e' stato analizzato anche il percorso di curarealmente seguito da 90 pazienti nelle differenti regioni, percapire se e di quanto si e' scostato da cio' che e' stabilitodalla normativa nazionale e regionale. Tutte le regioni chehanno partecipato al progetto dimostrano di aver recepito,seppur con modalita' differenti, le indicazioni presentinell'Accordo Stato-Regioni. Emerge, tuttavia, la necessita' disemplificare la normativa: infatti, per applicare una lineaguida nazionale 11 regioni hanno ben 106 norme legislativelocali. Dieci delle undici regioni studiate hanno adottato ladirettiva con delibere dedicate e la regione mancante, laSicilia, ha espresso di farlo in un prossimo futuro.L'applicazione di queste normative nella pratica clinica hagradi diversi: nella cura delle persone nella fase acuta lanormativa e' seguita da tutte le regioni mentre solo sette suundici regioni hanno creato strutture dedicate a pazientipost-acuti. Anche per i pazienti nella fase degli esiti, percoloro che non sono piu' in pericolo di vita e che hannoterminato una fase di recupero, la situazione e' disomogenea:solo quattro regioni (Calabria, Campania, Sicilia e Veneto)hanno attivato strutture di cura dedicate e sei (EmiliaRomagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Umbria e anche ilVeneto) hanno attivato centri specifici all'interno di alcuneResidenze Sanitario Assistenziali (RSA). Le restanti dueregioni (Lazio e Puglia) non hanno attivato strutture dedicateper il trattamento dei pazienti nella fase degli esiti. Ancherispetto al numero di strutture sul territorio per iltrattamento dei pazienti e al numero di passaggi in cui siarticola il percorso di cura la situazione nelle diverseregioni e' molto diverse: Calabria, Campania e Siciliaconcentrano il flusso dei pazienti in poche strutture e hannopochi passaggi nel percorso di cura, mentre le altre regioni(Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Umbria eVeneto) hanno un modello opposto con molti centri e molti nodinel percorso. (AGI).