AGI - Il coro "¡Sí se puede!" ("Sì, si può!") è molto più di un semplice slogan calcistico: è una delle espressioni più radicate della cultura ispanica e latinoamericana.
L'espressione nacque negli Stati Uniti nel 1972, durante gli scioperi dei braccianti agricoli guidati da César Chávez e Dolores Huerta. Fu proprio Huerta a coniare lo slogan come risposta a chi sosteneva che ottenere migliori condizioni di lavoro fosse impossibile.
Diffusione e significato culturale
Da allora "¡Sí se puede!" è diventato un grido di speranza, determinazione e orgoglio della comunità ispanica. Negli Stati Uniti è stato usato in numerose campagne politiche e sociali; la versione inglese "Yes We Can" resa celebre da Barack Obama deriva proprio da quello slogan.
Il coro negli stadi latinoamericani
Negli stadi latinoamericani il coro ha assunto un significato diverso ma altrettanto potente. Viene intonato quando: la squadra è sfavorita; serve una rimonta; mancano pochi minuti; i tifosi vogliono trasmettere fiducia ai giocatori. Il ritmo è semplice e martellante: ¡Sí!... ¡Se puede! ¡Sí!... ¡Se puede! Più il momento è decisivo, più il coro accelera e aumenta di volume.
Il caso dell'Ecuador ai mondiali 2026
Nel caso dei tifosi dell'Ecuador ai Mondiali 2026, il coro è diventato il simbolo della convinzione che una nazionale considerata inferiore potesse battere una corazzata come la Germania. E il miracolo, al MetLife Stadium in New Jersey, è avvenuto, con il gol della vittoria, e in rimonta, nel quarto d’ora finale.
Un coro universale
Molti telecronisti parlano di un coro che "trascina" la squadra come nessun altro. A differenza di molti cori europei, spesso ironici o dedicati ai club, "¡Sí se puede!" non celebra una squadra o un giocatore. È un incoraggiamento universale, comprensibile anche da chi non parla spagnolo. Bastano tre parole e quattro sillabe per trasmettere un messaggio di speranza e determinazione, motivo per cui è diventato uno dei cori più riconoscibili del mondo ispanico e, in questo Mondiale, uno dei simboli della sorprendente cavalcata dell'Ecuador.