AGI - Proseguono le operazioni di rimozione dei detriti sul luogo dell'incidente ferroviario di Urda, in provincia di Toledo. Sul campo sono presenti 250 uomini dell'Unità militare di emergenza (Ume) e altri servizi di soccorso. Durante la notte di mercoledì le squadre di soccorso sono riuscite a spostare uno dei vagoni finiti lungo una scarpata.
Almeno 74 persone sono morte mercoledì in Spagna a seguito della collisione tra due treni ad alta velocità, secondo un nuovo bilancio comunicato oggi dalla Commissione d'inchiesta sugli incidenti ferroviari (CIAF) del Ministero dei Trasporti. Un precedente bilancio, fornito dalle autorità della regione di Castiglia-La Mancia - dove è avvenuto l'incidente - indicava 69 vittime.
Il bilancio delle vittime dell'incidente tra treni in Spagna
Intanto la Farnesina ha chiarito che sono due, e non tre, le italiane ancora disperse. Una cinquantina di feriti sono ancora ricoverati in ospedali della Castiglia-La Mancia, gli altri 56 sono già stati dimessi. Il re Felipe VI e la regina Letizia di Spagna sono attesi nel primo pomeriggio, alle 15, a Toledo per far visita ai feriti ricoverati nell'ospedale universitario cittadino, mentre il primo ministro Pedro Sanchez è arrivato nel capoluogo regionale per partecipare a una riunione di coordinamento e monitoraggio delle emergenze del Centro di Coordinamento Operativo Integrato. Sul piano politico, il 'Frente Amplio' ha annunciato che chiederà al ministro dei Trasporti, Oscar Puente, di presentarsi in Parlamento per fornire chiarimenti sull'accaduto. Da stamane il Paese è in lutto per tre giorni, una decisione disposta dal governo in segno di cordoglio per le vittime dell'incidente, le cui cause sono attualmente oggetto di un'indagine approfondita. Nel frattempo, il sindacato dei macchinisti, Semaf, ha confermato lo sciopero già programmato, volto a sollecitare una maggiore sicurezza nel settore ferroviario.
La visita di Sanchez
Sanchez si trova Urda per seguire le operazioni di soccorso al Cecopi, insieme al ministro dell'Interno, Fernando Grande-Marlaska, e il presidente della Castiglia-La Mancia, Emiliano Garci'a-Page. Il premier spagnolo ha dichiarato che "l'intero Stato è pienamente mobilitato", la attività sono concentrate su tre ambiti: la gestione dell'emergenza - che include i soccorsi e l'identificazione delle vittime -, l'indagine sulle cause del grave incidente ferroviario e, infine, l'erogazione di risarcimenti - almeno sotto il profilo materiale - alle famiglie delle vittime da parte dell'amministrazione generale dello Stato. Ieri, il ministro Puente ha attribuito la piena responsabilità dell'incidente ferroviario mortale a un "errore umano", nello specifico a un dipendente della centrale operativa di Atocha che ha autorizzato un treno Ave della Renfe a riprendere la normale marcia, nonostante un convoglio della compagnia Iryo fosse ancora fermo più avanti sullo stesso binario.
L'indiscrezione del Mundo
Ma, secondo quanto rivela 'El Mundo', già a maggio un gruppo di professionisti di Adif addetti alla gestione del traffico ferroviario aveva inviato una lettera all'Agenzia Statale per la Sicurezza Ferroviaria (Aesf), un organismo che fa capo al ministero guidato da Puente, avvertendo che la crescente stanchezza del personale delle centrali operative avrebbe potuto compromettere la sicurezza del sistema ferroviario. La missiva, protocollata il 6 maggio, richiedeva garanzie affinché "il personale addetto alla regolazione e al controllo del traffico non superi limiti che, a causa della stanchezza, potrebbero compromettere la sicurezza ferroviaria". Il documento recava la firma di Jose' Carlos Gutie'rrez, coordinatore generale del sindacato del traffico ferroviario (Scf), che rappresenta il personale dei Centri di Regolazione del Traffico (Crc). La lettera era indirizzata al direttore dell'Aesf, Pedro Mari'a Lekuona. Si trattava della seconda volta che il sindacato sollevava tale questione; la prima risale all'aprile 2021. 'El Mundo' è entrato in possesso di entrambe le lettere. Il Regio Decreto 929/2020, in vigore dall'ottobre 2020, impone ad Adif - in qualità di gestore dell'infrastruttura - di stabilire parametri specifici per i team di gestione del traffico, come il numero massimo di ore di lavoro continuativo, la durata complessiva dei turni e le pause obbligatorie.
La posizione del sindacato
Il sindacato ha sollecitato l'intervento dell'Agenzia poiche' Adif - all'epoca presieduta da Isabel Pardo de Vera - non aveva adottato alcun provvedimento ne' aveva risposto a una lettera del gennaio 2021 in cui si richiedeva di affrontare tale problematica. Secondo l'Scf, anche una successiva missiva, inviata nel dicembre 2021 all'allora ministra dei Trasporti, Raquel Sanchez, e alla nuova presidente di Adif, Mari'a Luisa Domi'nguez, è rimasta senza risposta. L'Aesf ha tuttavia comunicato al sindacato di aver avviato un'attività di vigilanza. Tuttavia, Adif ha approvato l'istruzione tecnica solo nel novembre 2025 e, secondo il sindacato, lo ha fatto senza alcun coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori. Ciò ha dato luogo a una lettera, presentata lo scorso maggio, in cui il sindacato sostiene che il nuovo quadro normativo stabilito da Adif rappresenti un passo indietro. Ad esempio, l'Scf sottolinea che il nuovo sistema fissa in otto ore la durata massima della giornata lavorativa nei centri di controllo, dove in precedenza erano previsti turni di sei ore. La lettera descrive come funzionano, nella pratica, le pause. Una pausa di venti minuti per il pasto viene ufficialmente conteggiata come tale, ma in realtà, in "tutti i centri di controllo", il lavoratore finisce per ricevere il pagamento di quei minuti, poiché il carico di lavoro rende di fatto impossibile fruire effettivamente della pausa. Lo stesso problema si riscontra per le pause di dieci minuti dall'uso dello schermo, previste ogni due ore. Diverse critiche sono infine state espresse per gli audio delle conversazioni tra i controllori e gli operatori della stazione di Atocha diffusi dai media.
(articolo aggiornato alle ore 17:40 di giovedì 29 ottobre)