AGI - Il presidente della Commissione elettorale centrale israeliana (Cec), il giudice Noam Sohlberg, ha chiesto al capo dello Shin Bet, David Zini, di indagare sulle possibili ingerenze straniere nelle elezioni di martedì.
"Stati portati alla mia attenzione seri sospetti riguardo a un'influenza impropria sulle elezioni, esercitata tramite finanziamenti forniti da enti stranieri che agiscono contro gli interessi israeliani", ha scritto Sohlberg in una lettera pubblicata dai media israeliani.
L'appello per un'indagine approfondita
"Anche se non posso comprovare la veridicità di questi sospetti, dato che coinvolgono entità straniere, ritengo che vi sia l'obbligo di indagare a fondo", ha spiegato ancora Sohlberg. Dunque, "ordino di fare tutto il possibile per indagare su questi sospetti, utilizzando l'autorità dello Shin Bet per scoprire prove che sostengano o smentiscano" le indiscrezioni.
"Solo in questo modo possiamo garantire la fiducia pubblica nel processo elettorale e l'integrita' della procedura democratica", ha il giudice che ha dato allo Shin Bet una settimana di tempo per presentare le sue conclusioni.
I sospetti sul Qatar
Immediatamente è scattata un'indagine: e il sospetto maturato all'esito dei primi accertamenti è che queste interferenze possano vedere un coinvolgimento del Qatar. Lo riporta Yedioth Ahronoth, riferendo che dà conto del colloquio che ieri sera il direttore dell'agenzia d'intelligence, David Zini, ha avuto con il giudiceSohlberg, al quale ha fornito "elementi concreti" a conferma di tali sospetti secondo cui il Qatar potrebbe aver trasferito "somme di denaro molto ingenti" per influenzare i risultati delle elezioni.
Il Likud del premier Benjamin Netanyahu, già durante il voto, aveva lanciato accuse, sostenendo che erano in corso tentativi da parte dei partiti arabi di "rubare le elezioni". Il partito conservatore ha consegnato a Sohlberg delle registrazioni in cui alcuni esponenti arabi ammettevano di aver corrotto gli elettori offrendo loro buoni per il carburante e denaro contante.
Mercoledì 28 ottobre il Likud, su X, ha postato un duro comunicato di accusa, chiedendo un'indagine: "Le elezioni nello Stato di Israele sono state rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo e la distruzione dello Stato ebraico, attraverso gravi reati che includono corruzione, minacce, violenza, falsificazione e l'uso di software proibiti per mobilitare gli elettori".
Alcune ore prima del voto di martedì, la polizia ha arrestato tre residenti beduini, delle comunità di Segev Shalom e Ar'ara BaNegev, sospettati di aver tentato di corrompere degli elettori affinchè votassero per Ra'am. Durante la perquisizione delle abitazioni, sono state rinvenute e sequestrate buste contenenti decine di migliaia di shekel in contanti, oltre a schede elettorali e altro materiale. I tre sono stati fermati alcune ore prima dell'apertura delle urne "lontano dai seggi elettorali", ha affermato la Commissione elettorale centrale. Il partito arabo martedi' ha respinto "categoricamente i tentativi, da parte di elementi all'interno della polizia, di collegare Ra'am a una compromissione dell'integrità elettorale", sottolineando che i tre sospetti non si trovavano "nelle vicinanze dei seggi elettorali o degli elettori".
Quattro arresti
La polizia israeliana ha riferito di aver arrestato quattro uomini con l'accusa di essere coinvolti in un presunto piano per corrompere gli elettori. Non è chiaro se l'episodio sia collegato all'indagine dello Shin Bet su presunte interferenze straniere sulle elezioni. Martedì, alcune ore prima del voto, la polizia aveva arrestato tre beduini sospettati di aver tentato di corrompere degli elettori affinchè votassero per Ra'am.
"Dopo che è emerso il tentativo di entità straniere di prendere il controllo della Knesset, è evidente che nessun partito sionista dovrebbe collaborare con Ra'am o con la Lista Comune, né sostituire il presidente della Knesset attraverso voti comprati in contanti, ne' formare un governo che rappresenti un pericolo per Israele", ha affermato il Likud, alla luce delle accuse di presunte interferenze straniere sulle elezioni. Il partito del premier Benjamin Netanyahu, in una nota, ha messo in in guardia contro un presunto tentativo di "islamizzazione di Israele".
I partiti della coalizione di governo uscente, a cominciare dal Likud, gia' durante le operazioni di voto, di fronte all'alta affluenza alle urne, hanno accusato i partiti arabi di voler "rubare le elezioni". I due partiti arabi - Ra'am e Lista Comune - hanno preso in tutto 19 seggi, rispettivamente 7 e 12, segnando il loro massimo storico. Il blocco del governo ne ha conquistati 53 mentre quello dell'opposizione 49, nessuno dei due con una maggioranza per formare un esecutivo senza il coinvolgimento dei partiti arabi.