In ballo per lui non c'è solo la sopravvivenza politica: braccato da un processo in corso per corruzione, frode e abuso di fiducia, rischia di perdere molto di più.
Dal "governo del cambiamento" alla spinta verso l'estrema destra
Spodestato brevemente dal governo del cambiamento di Bennett-Lapid, il leader del Likud è tornato al potere alla fine del 2022 con il governo più estremista e reazionario che lo Stato ebraico abbia mai visto. L'alleanza con l'estrema destra di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich ha portato a un inasprimento senza precedenti delle tensioni e della polarizzazione nella società israeliana.
Lo scontro con la magistratura, acuito dalla controversa riforma della giustizia che il ministro 'falco' del Likud Yariv Levin ha provato a far passare nei primi mesi del mandato, ha raggiunto i massimi livelli. Tanto da spingere una parte consistente della società civile in piazza a protestare. Manifestazioni di massa che per mesi, all'inizio del 2023, si sono ripetute tutti i sabati. Epicentro delle dimostrazioni anti-governative è Kaplan Street, arteria principale di Tel Aviv, da cui il nome 'kaplanisti'. Un 'popolo' che si oppone ai 'bibisti', i fan di Netanyahu, che lo votano da decenni senza tentennamenti.
La tragedia del 7 ottobre
In questo contesto, si è abbattuta la tragedia del 7 ottobre: più di 1.200 morti e oltre 250 ostaggi portati a Gaza. è stato l'inizio per Israele di una guerra multi-fronte che si trascina ancora adesso, nonostante precari cessate il fuoco. Al conflitto contro Hamas nella Striscia, praticamente rasa al suolo con oltre 70mila morti e devastazioni immani, ha fatto seguito l'ennesima guerra contro Hezbollah nel sud del Libano, per proseguire nel giugno 2025 con una prima campagna militare contro l'Iran, fino all'offensiva ben più massiccia, lanciata insieme agli Usa, nel marzo di quest'anno.
Uno scenario di guerra 'perennè al quale si sono aggiunte le minarre dei ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi, autori di ripetuti raid con droni e missili contro lo Stato ebraico, le tensioni con la Siria alla luce delle violenze sui drusi e l'espansionismo turco, e l'impennata degli attacchi dei coloni ai palestinesi in Cisgiordania, che ha raggiunto l'apice negli ultimi mesi.
Fratture sociali, l'incubo degli ostaggi e la sfida di Eisenkot
Molteplici guerre e minacce che hanno avuto ripercussioni sugli israeliani, dalle difficoltà economiche al moltiplicarsi dei giorni di servizio militare per i riservisti (dai quali sono esclusi gli ultraortodossi, un fatto che ha acuito la frattura interna alla società), insieme ai danni all'immagine internazionale di Israele.
Senza parlare dell'incubo per i familiari degli ostaggi: gli ultimi in vita sono stati rilasciati nell'ottobre 2025 dopo oltre 700 giorni di prigionia e il corpo del 25enne Ran Gvili è stato riconsegnato solo lo scorso gennaio, alimentando le critiche al governo, accusato di non avere abbastanza a cuore la battaglia per il loro ritorno.
In vista delle elezioni, contro Netanyahu si è compattato un autoribattezzato 'blocco sionistà, molto composito, che va dal centrodestra di Naftali Bennett e Yair Lapid al nazionalista Avigdor Liberman fino alla sinistra dei Democratici capitanati da Yair Golan. A guidare l'opposizione c'è la novità delle elezioni: Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore, che dopo l'esperienza con Blu e Bianco di Benny Gantz, ha fondato un suo partito, Yashar. E gli israeliani ne sono stati conquistati, stando ai sondaggi che lo danno ormai da settimane in testa, superando il Likud.
Tra le principali promesse elettorali del blocco sionista c'è l'istituzione di un'inchiesta statale sui fallimenti del 7 ottobre, una 'bestia nerà per Netanyahu che finora ha strenuamente resistito a tutti gli appelli a indagare errori e responsabilità che hanno portato all'attacco di Hamas.
L'endorsement di Trump
E proprio l'attacco di Hamas è una delle principali macchie che pesano sull'immagine del leader del Likud. Figlio di uno storico molto attivo nei gruppi sionisti di destra ed esperto dell'Inquisizione spagnola, e fratello di un comandante delle forze speciali, ucciso nell'operazione di liberazione degli ostaggi israeliani a Entebbe nel 1976 (un dolore grandissimo che lo porto' a lasciare gli Usa, dove studiava, per tornare in patria e poi buttarsi in politica), Netanyahu ha sempre ammaliato e conquistato l'elettorato dipingendosi come il 'difensore in capo' del popolo ebraico contro ogni avversità, l'unico in grado di trattare con i grandi attori internazionali grazie alle sue relazioni personali.
Oggi, oltre alle beghe giudiziarie e agli scandali che lo hanno lambito da molto vicino (dal Qatargate al Bibileaks, dove sono coinvolti i suoi più stretti consiglieri), deve difendersi dall'accusa di aver fallito proprio sulla sicurezza, portando avanti negli anni una politica di 'appeasement' nei confronti di Hamas a danno dell'Autorità nazionale palestinese, in nome di un 'divide et imperà del campo palestinese, che avrebbe permesso al gruppo armato al potere nella Striscia a scatenare l'attacco letale.
Non hanno giovato nelle ultime settimane le rivelazioni di stampa secondo le quali sarebbe stato avvertito direttamente dal presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan del pericolo, senza prendere nessuna iniziativa. In suo soccorso è arrivato, quasi fuori tempo massimo, "il più grande amico di sempre di Israele", il presidente Usa Donald Trump che, nonostante i rapporti niente affatto idilliaci degli ultimi mesi, si è speso pubblicamente con un "pieno e totale" endorsement, lodandone le capacità di "primo ministro guerriero", "forte, coraggioso e brillante" che ha resistito a tutte le pressioni, anche nelle avversità.