Dipke era stato fermato a New Delhi mentre si recava a una manifestazione organizzata dal movimento di protesta CJP nel quartiere centrale di Connaught Place. Nel pomeriggio è uscito dalla stazione di polizia, salutando i media e facendo il segno del pollice alzato prima di allontanarsi in auto. "Abhijeet Dipke è stato rilasciato", ha confermato sui social media Ratna Singh, responsabile degli affari legali del CJP.
Le accuse alla Commissione Elettorale e gli altri arresti
I partiti di opposizione e gli attivisti del CJP hanno sfidato le restrizioni di sicurezza scendendo in piazza per chiedere le dimissioni del capo della Commissione Elettorale indiana. L'accusa mossa all'organismo è quella di aver manipolato le liste elettorali a favore del partito al governo, guidato dal primo ministro Narendra Modi. La Commissione, che sovrintende alle operazioni di voto nella nazione più popolosa del mondo, ha respinto ogni accusa di irregolarità.
Nel frattempo, altri due esponenti di spicco del CJP, Ashutosh Ranka e Saurav Das, sono stati arrestati il 14 ottobre dopo essere entrati a Jantar Mantar, luogo storico di protesta dichiarato interdetto alle manifestazioni dalla polizia. Entrambi rimangono tuttora in stato di fermo.
Lo scontro sulle liste elettorali e la libertà democratica in India
Esponenti del Bharatiya Janata Party (BJP) — il partito nazionalista indù al potere con il premier Modi — sostengono da tempo che un gran numero di migranti musulmani privi di documenti, provenienti dal vicino Bangladesh, sia stato inserito fraudolentemente nelle liste elettorali indiane.
Gruppi per i diritti umani e altri critici sostengono che il governo di Modi abbia eroso le libertà democratiche nel corso di oltre un decennio al potere, citando crescenti pressioni su giornalisti, organizzazioni della società civile e oppositori politici; accuse che l'esecutivo indiano continua a respingere fermamente.