AGI - Continua la violenza dei coloni in Cisgiordania e stavolta nel mirino sono finiti dei diplomatici europei, in visita alla cittadina palestinese di Taybeh durante la stagione della raccolta delle olive. Secondo quanto riferito dai media - con foto, filmati e testimonianze a sostegno - un gruppo di coloni a volto coperto ha bloccato l'auto sulla quale viaggiavano diplomatici di Francia, Belgio e Polonia, ha preteso i documenti d'identita' e ha infranto il finestrino della macchina appartenente al consolato belga.
Aggredito anche il sindaco francese della cittadina di Aulnoye-Aymeries, Bernard Baudoux, esponente del Partito comunista, che viaggiava con loro: in un filmato circolato online lo si vede appoggiato per terra alla vettura dopo essere stato presumibilmente colpito.
Le prime reazioni israeliane, dall'Idf a Gideon Saar
La polizia israeliana, condannando "ogni forma di violenza", ha annunciato di aver "avviato un'indagine" per "identificare i sospetti da assicurare alla giustizia". Da parte loro, le forze armate, hanno condannato l'aggressione, sottolineando tuttavia come "la visita" dei diplomatici in Cisgiordania "non fosse stata coordinata". "Tale coordinamento è fondamentale per prevenire incidenti di questo genere", ha aggiunto l'Idf.
Medesimo 'appunto' è stato fatto dal ministro degli Esteri Gideon Sa'ar che in un messaggio su X, pur "condannando con fermezza i gravi atti di violenza", ha imputato l'aggressione a generici "rivoltosi", senza mai nominare i coloni. Per poi definire "spiacevole che la visita non sia stata preventivamente coordinata con l'Idf". "Un tale coordinamento - ha sostenuto il capo della diplomazia di Tel Aviv - avrebbe potuto contribuire a garantire la sicurezza dei visitatori".
I dubbi di Netanyahu
La responsabilità dei coloni è stata messa in dubbio pure dal premier Benjamin Netanyahu che in una nota ha denunciato "timori per una campagna coordinata, volta a screditare Israele e i residenti ebrei in Giudea e Samaria proprio durante il periodo della raccolta delle olive".
"I filmati diffusi mostrano individui a volto coperto che affrontano un veicolo diplomatico. Altre immagini ritraggono un finestrino infranto e una persona a terra. Tali elementi, presi singolarmente, non chiariscono l'esatta dinamica degli eventi ne' le responsabilità dei singoli individui. La vicenda è attualmente oggetto di indagine", ha sottolineato l'ufficio del premier.
Da qui, l'esortazione "all'opinione pubblica e ai giornalisti responsabili a pretendere prove verificabili, a respingere le voci non confermate e a evitare che accuse ancora tutte da dimostrare si trasformino in una condanna collettiva nei confronti dei residenti ebrei in Giudea e Samaria", il termine biblico per la Cisgiordania.
La protesta per il mancato intervento dell'Idf e la rabbia di Bruxelles
Quanto al mancato intervento dei militari - nonostante l'allarme fosse stato dato tempestivamente, secondo quanto riferito dal giornalista Doron Kadosh della Radio Militare israeliana - un portavoce dell'Idf ha spiegato che la segnalazione al centro operativo della brigata e' stata fatta non da un agente delle forze di sicurezza ma da un civile, un attivista che accompagnava i diplomatici. "Esistono canali appositamente predisposti per la ricezione di segnalazioni da parte dei civili", ha fatto presente, suscitando polemiche.
Durissima la protesta del ministro degli Esteri belga Maxime Prevot che ha "condannato nei termini più forti" l'attacco "ai danni di palestinesi, del nostro console generale, di diplomatici francesi e polacchi, nonche' di rappresentanti cattolici. Un sindaco francese è stato aggredito e un veicolo belga è stato danneggiato". "Questa violenza è inseparabile dalla politica illegale degli insediamenti israeliani", ha denunciato su X il capo della diplomazia belga, condannando "l'espansione delle colonie e i tentativi di espellere con la forza i palestinesi dalle loro terre".
Bruxelles, ha assicurato Prevot, "continuerà a fare pressioni affinché l'Unione europea adotti sanzioni contro i responsabili di tali violenze e coloro che li sostengono". "In quanto potenza occupante, le autorità israeliane devono proteggere i palestinesi, garantire la sicurezza di diplomatici e giornalisti e assicurare i responsabili alla giustizia. L'impunita' dei coloni violenti deve finire", ha aggiunto.
La violenza dei coloni è un crescendo senza fine, e se prima nel mirino finivano prevalentemente palestinesi, ora non si fanno scrupolo di colpire apertamente giornalisti, attivisti internazionali e anche diplomatici. Ieri hanno aggredito e selvaggiamente picchiato la fotoreporter del Washington Post, Heidi Levine, mentre documentava insieme ad altri colleghi la raccolta delle olive ad Abu Falah, vicino a Ramallah, in Cisgiordania.
La donna ha riportato quattro vertebre fratturate, una costola rotta e ferite su tutto il corpo. I coloni le hanno quasi staccato un dito, ha denunciato la figlia Ashley Milner, riferendo che il taglio era fino all'osso, tanto che il tendine era visibile.
La condanna di Herzog
Una "violenza scandalosa e scioccante" l'ha definita il presidente israeliano Isaac Herzog che si è detto "profondamente turbato", esprimendo alla fotografa "profondo rammarico" insieme a "scuse".