AGI - Cadaveri per le strade, niente cibo né acqua potabile né elettricità. Nessuna possibilità di essere curati o di scappare. A Oleshky, la città ucraina nella regione di Kherson sotto occupazione russa dal 2022, si consuma una tale catastrofe umanitaria che per alleviare la crisi si è mosso anche il Papa, chiedendo a Vladimir Putin una tregua per la consegna di aiuti alimentari e sanitari.
Dove si trova Oleshky
Oleshky si trova sulla riva sinistra del fiume Dnepr, di fronte alla città di Kherson. In linea d'aria, le due località distano appena nove chilometri, un tratto che un tempo poteva essere attraversato grazie a un ponte. Oggi quel ponte è chiuso e Kherson e Oleshky si ritrovano su fronti opposti: la prima sotto il controllo dell'Ucraina, la seconda in mano russa dal 2022.
Nel 2023, la città è stata inondata in seguito alla distruzione della diga di Kakhovka; l'alluvione ha devastato decine di quartieri residenziali e tutte le infrastrutture locali. Nell'autunno del 2026, Oleshky è rimasta completamente isolata e attualmente è in corso una catastrofe umanitaria secondo fonti sia russe che ucraine: la città è priva di elettricità, cibo e medicinali. A fine settembre, dopo diversi tentativi falliti, l'esercito di Kiev è riuscito a consegnare quattro tonnellate di cibo con l'ausilio di droni. Ma non è stato sufficiente a fermare la catastrofe.
Catastrofe umanitaria
Chi è rimasto in città lotta per sopravvivere e avere accesso ad adeguate cure mediche. L'assistenza sanitaria è ormai limitata ai soli casi più critici: le ambulanze non rispondono più alle chiamate e i pazienti in gravi condizioni non possono essere trasferiti in altri ospedali, racconta la testata indipendente russa Meduza. Gli abitanti, spesso, non riescono nemmeno a seppellire i propri cari. Le autorità di occupazione, racconta il Washington Post dopo aver raccolto testimonianze dal posto, hanno proibito le sepolture, sostenendo che sono necessarie squadre forensi per "indagare sui crimini di guerra dell'Ucrainà; così, a Oleshky, i cadaveri vengono coperti con semplici lenzuoli e lasciati per strada in decomposizione.
Secondo la Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina, circa 1.700 persone sono intrappolate nella città. La maggior parte sono anziani o disabili. Circa 50 sono bambini, secondo quanto riferito dai residenti. Tutte le vie di uscita sono minate e bloccate dall'esercito russo. L'unica via di fuga, la strada che si estende per 22 chilometri a sud-est fino a Radensk,è chiamata la 'Strada della morte": pesantemente minata e costantemente sorvegliata da droni d'attacco su entrambi i lati. Anche il fiume vicino è minato.