AGI - Una fabbrica clandestina capace di produrre fino a 750mila sigarette Marlboro al giorno, nascosta dietro pareti di cartongesso in un anonimo capannone nella periferia parigina.
Cinque uomini saranno processati a novembre a Parigi per aver partecipato alla sua realizzazione.
La scoperta di polizia e doganieri
Polizia e doganieri avevano scoperto l'impianto alla fine del 2021 in una zona industriale vicino a Meaux, nel dipartimento di Seine-et-Marne.
Dietro un primo spazio destinato alle consegne si trovavano locali con docce e materassi, predisposti per consentire agli operai di vivere "in autonomia, senza contatti con l'esterno, per un periodo compreso tra diversi giorni e diverse settimane", secondo gli elementi dell'inchiesta consultati dall'Afp.
La linea di produzione nascosta
Un terzo ambiente, nascosto dietro tramezzi e un controsoffitto, ospitava un compressore e un macchinario apparentemente destinato a "tagliare il tabacco e confezionare sigarette".
Per uno specialista di Philip Morris, proprietaria del marchio Marlboro, ascoltato dagli investigatori, si trattava di "una linea di produzione completa", pronta a sfornare fino a 750mila sigarette al giorno da immettere sul mercato nero.
Le accuse e il rinvio a giudizio
L'inchiesta, affidata alla giurisdizione interregionale specializzata di Parigi competente per la criminalità organizzata, si è conclusa ad agosto con il rinvio a giudizio dei cinque uomini, che hanno nel complesso contestato i fatti.
Chi sono gli imputati
Due imputati, di 47 e 52 anni, già condannati più volte in Francia e, per uno di loro, anche in Belgio, sono accusati di aver allestito la fabbrica e detenuto i macchinari e il tabacco.
Uno dei due aveva fatto perdere le proprie tracce durante le indagini, ma è stato rintracciato mentre tentava di ottenere documenti sotto falsa identità al municipio di Meaux.
Il presunto complice e gli operai
Un terzo imputato, sulla quarantina e con diverse condanne alle spalle, è ritenuto un complice: avrebbe contribuito ad affittare il capannone e a dotarlo di un'alimentazione elettrica a 380 volt.
Gli ultimi due, un sessantenne e un trentenne senza precedenti, erano stati arrestati al momento della scoperta dell'impianto, nel quale alloggiavano, e sono considerati dagli investigatori degli "operai".