AGI - Starship di Space X ha completato l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico, al largo del Cile: la 14esima missione ha posizionato 26 satelliti ma il rientro risulta anticipato di circa cinque ore rispetto al programma iniziale. Oltre a essere la prima missione a pagamento, era prevista una serie di test per stabilire l'attuabilità dei prossimi viaggi verso la Luna e verso Marte. Il razzo ha portato in orbita 26 satelliti Starlink V3 di nuova generazione. La missione prevede l'apertura delle antenne dei satelliti Starlink V3, il dispiegamento dei pannelli solari e l'effettuazione del primo contatto con il suolo e il resto della costellazione Starlink tramite collegamenti a radiofrequenza e laser.
Il perché del ritorno anticipato di Starship
La navicella Starship ha effettuato con successo un ammaraggio nell'Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile, al termine del suo primo volo orbitale. L'evento è avvenuto dopo che l'azienda di Elon Musk ha deciso di ridurre la durata della missione, che inizialmente prevedeva circa sei orbite attorno al pianeta in un arco di tempo di circa 10 ore. La navicella è decollata intorno alle 14:49 italiane - segnando il suo quattordicesimo volo di prova - dal complesso di SpaceX nell'estremo sud del Texas (USA) ed è rientrata nell'atmosfera intorno alle 15:58, circa tre ore più tardi; l'azienda non ha specificato esattamente quante orbite siano state completate. Nella missione, sono stati piazzati tutti e 26 i satelliti trasportati, ma, dopo la separazione dal primo stadio, ci sarebbe stata un'esitazione perché uno dei sei motori di Starship si sarebbe spento. Il centro controllo ha deciso comunque di proseguire. "Ammaraggio confermato. Congratulazioni a tutto il team di SpaceX per il primo volo orbitale di Starship!" ha dichiarato l'azienda. La missione era progettata per raggiungere un'altitudine di circa 275 chilometri sopra la Terra.
Cosa devono fare i satelliti
Tre di questi satelliti avranno inoltre un compito molto particolare: saranno equipaggiati con telecamere e, dopo il rilascio, riprenderanno lo scudo termico di Ship. Le immagini permetteranno agli ingegneri di analizzare il comportamento delle protezioni termiche, uno degli elementi più critici dell'intero sistema. Lo scudo deve infatti consentire alla navetta di attraversare gli strati più densi dell'atmosfera resistendo alle temperature estreme del rientro. Riportare Ship sulla Terra in condizioni tali da poterla riutilizzare rapidamente è il "Santo Graal della missilistica" secondo la strategia di SpaceX: voli frequenti, tempi di preparazione ridotti e costi di lancio più bassi.
In questa missione non è previsto il recupero dei due stadi attraverso i giganteschi bracci meccanici della torre di Starbase. In futuro, però, la cattura diretta di booster e navetta sarà uno degli elementi centrali del progetto. Evitare gli ammaraggi e le lunghe operazioni di recupero consentirebbe infatti di ridurre drasticamente i tempi tra un volo e l'altro, avvicinando Starship all'obiettivo della rapida riutilizzabilità.
Ancora più importante sarà dimostrare la capacità di trasferire propellente tra due Starship in orbita terrestre, un'operazione mai sperimentata finora su questa scala. Il rifornimento nello spazio sarà essenziale soprattutto per la versione lunare di Starship sviluppata per il programma Artemis della NASA. Prima di dirigersi verso la Luna, il veicolo dovrà essere rifornito in orbita da altre Starship lanciate dalla Terra. La stessa architettura sarà fondamentale anche per future missioni verso Marte.